E’ ancora forte la protesta di genitori e studenti nei confronti della Regione sulla chiusura delle scuole. "Il Comitato Priorità alla Scuola Umbria afferma che "è necessario ora più che mai, che il “caso Umbria” venga conosciuto a livello nazionale, e venga resa nota l’anomalia della gestione scolastica nella nostra regione. Con l’ennesima ordinanza,...

E’ ancora forte la protesta di genitori e studenti nei confronti della Regione sulla chiusura delle scuole. "Il Comitato Priorità alla Scuola Umbria afferma che "è necessario ora più che mai, che il “caso Umbria” venga conosciuto a livello nazionale, e venga resa nota l’anomalia della gestione scolastica nella nostra regione. Con l’ennesima ordinanza, sempre restrittiva rispetto all’orientamento nazionale, apprendiamo con rammarico e indignazione che le scuole superiori restano chiuse dopo più di 13 mesi, con la popolazione studentesca umbra dai 13 ai 19 anni che in più di un anno non arriva ad avere frequentato 19 giorni in presenza e mai in maniera continuativa".

Sulla stessa linea il Comitato a a Scuola Umbria: "Chiediamo che il caso Umbria, così particolare, arrivi a essere portato sul tavolo nazionale, al fine che anche i nostri studenti siano tutelati. Il nostro caso, che abbiamo più volte denunciato, riguarda sostanzialmente un’inefficienza sanitaria sia riguardo alla scarsità cronica del personale non sanata neanche con l’ultimo bando della protezione civile, sia riguardo all’insufficiente dotazione di posti letto in terapia intensiva, come più volte segnalato dallo stesso Cts regionale".

"Il ritorno in presenza a scuola per gli studenti fino alla prima media è un primo segnale di ripartenza. Adesso speriamo di poter dare seguito al rientro anche degli alunni più grandi, compresi quelle delle superiori". Così invece all’Ansa l’assessore all’Istruzione della Regione Umbria, Paola Agabiti, che ha commentato la ripresa dell’attività dopo le vacanze di Pasqua "Siamo ancora chiamati a fare i conti con l’emergenza pandemica e occorre adottare la massima prudenza - ha detto -, purtroppo il virus circola ancora nelle nostre vite e questo condiziona inevitabilmente l’attività scolastica."