
Partono i saldi ma per le associazioni di categoria «devono tornare ad essere vere vendite di fine, non di inizio stagione»
"Ormai il tema dei saldi inteso in modo tradizionale non ha quasi più senso perché negli ultimi anni sono sopraggiunti fattori che ne hanno indebolito la funzione e sui quali bisogna intervenire per salvaguardare le regole della corretta concorrenza". Così il presidente di Federmoda -Confcommercio Umbria, Carlo Petrini, al taglio del nastro dei saldi estivi, partiti oggi. "La propensione al consumo per le vendite di fine stagione - aggiunge Petrini – è immutata, ma i canali di acquisto si sono moltiplicati in modo non regolamentato, con pesanti conseguenze sui negozi di prossimità. Nel 2024 il settore moda ha registrato, a livello nazionale, un saldo negativo di 6.459 punti vendita, con una media di chiusure di 18 negozi al giorno. Siamo di fronte a una desertificazione commerciale progressiva e strutturale, che negli ultimi 5 anni ha causato la perdita di oltre 23mila negozi e 35mila posti di lavoro. Ma i negozi non sono solo luoghi di vendita: sono presidi del territorio, elementi identitari delle città, strumenti di coesione sociale".
Se il primo concorrente sono certamente le vendite on line, Petrini richiama l’attenzione su un altro aspetto altrettanto se non maggiormente impattante, ovvero la concorrenza fatta ai negozianti dai fornitori. "Ormai i fornitori, che hanno il vantaggio di avere un catalogo e un assortimento più ampio, vendono al negozio ma anche al consumatore, direttamente o attraverso siti gestiti formalmente da altri, ma che sfruttano il loro brand".