C’è anche un pezzetto di Perugia nella cura di Alex Zanardi. A contribuire infatti alla ricostruzione del cranio del campione vittima di un gravissimo incidente lo scorso 19 giugno, c’è un’eccellenza che ha sede in città. Si tratta (scrive Umbia24) della "3Dific" che opera da tempo nella stampa 3D per la medicina. "Siamo state una delle prime società in...

C’è anche un pezzetto di Perugia nella cura di Alex Zanardi. A contribuire infatti alla ricostruzione del cranio del campione vittima di un gravissimo incidente lo scorso 19 giugno, c’è un’eccellenza che ha sede in città. Si tratta (scrive Umbia24) della "3Dific" che opera da tempo nella stampa 3D per la medicina. "Siamo state una delle prime società in questo settore in Europa nel 2015 – racconta Alessandro Ricci, Ad dell’azienda (foto) –. La specializzazione in medicina è arrivata grazie ai contatti con l’Università di Perugia che ci ha trasformato in spin-off accademico. Oggi facciamo dispositivi su misura. Ciò consente ai medici di effettuare interventi chirurgici più rapidi, spesso meno costosi e più sicuri: l’operazione può essere provata prima". Poi un mese fa è arrivato il caso delicatissimo di Zanardi. "E’ più di un anno che collaboriamo con molti ospedali in tutta Italia e anche con la struttura maxillo facciale di Siena – continua Ricci –. Quando è successo l’incidente siamo stati chiamati in causa per fare la ricostruzione di una frattura estremamente complessa che ha subìto il campione. La scatola cranica infatti è una parte del corpo umano in cui i piccolissimi dettagli fanno davvero la differenza: basta una minima imperfezione che il risultato cambia completamente. Ci è stata fornita la Tac del paziente e abbiamo fatto il disegno secondo le indicazioni dell’equipe medica, e poi effettuato progettazione del cranio. A quel punto l’abbiamo riprodotto e stampato in 3D su metallo". La società era rimasta fino ad oggi in silenzio come richiesto dalla famiglia. "Il nostro auspicio è che Zanardi guarisca e ci fa piacere allo stesso tempo far conoscere la nostra piccola realtà di sei dipendenti – conclude Ricci -: di solito si chiamano società americane, stavolta è toccato a noi di Perugia".