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5 lug 2022

Carovita, anziani sempre più poveri Pensioni falciate dall’inflazione

Mario Bravi (Spi Cgil) "Per molti over 80 è impossibile pagare la badanti e le rette per le residenze protette"

5 lug 2022
Mario Bravi, Spi Cgil
Mario Bravi, Spi Cgil
Mario Bravi, Spi Cgil
Mario Bravi, Spi Cgil
Mario Bravi, Spi Cgil
Mario Bravi, Spi Cgil

"L’inflazione e i rincari generalizzati fanno vacillare una delle colonne più robuste del welfare familiare: gli anziani. I pensionati umbri, infatti, pur con redditi modesti, fino a qualche tempo fa riuscivano a dare un valido aiuto economico a figli e nipoti, che spesso non riescono ad arrivare a fine mese perché hanno perso il lavoro, sono in cassa integrazione o non trovano un’occupazione stabile". L’allarme arriva da Mario Bravi, Spi Cgil, che parla di una doppia emergenza.

"Preoccupa - dice il sindacalista - anche il fronte degli anziani non autosufficienti. In Umbria ci sono 160mila pensionati. Il 10% ha superato gli ottanta anni e tra questi un terzo non è autosufficiente. Il che significa che hanno bisogno di assistenza domiciliare o di ricorrere alle prestazioni di una residenza protetta. Per molti non è più possibile, visto l’aumento delle rette o degli stipendi delle badanti, che giustamente devono adeguare i loro redditi al costo della vita".

Bravi non esista a parlare di povertà drammatica per i vecchi dell’Umbria, dove l’aspettativa di vita è di 86 anni per le donne e 81 per gli uomini. "Si vive a lungo – nota ancora il segretario dello Spi – ma si vive male e le aspettative sono sempre più negative".

I numeri: nella nostra regione ci sono 160mila pensionati; l’80% va avanti con redditi sotto i mille euro al mese, e in molti casi devono aiutare i figli. "Diventa sempre più difficile far quadrare i conti, considerato che in pochi anni si è perso il 6% del potere d’acquisto delle pensioni, e la famiglia è sempre più frantumata. Prima si viveva insieme dividendo le spese, ora il 30% dei nuclei del Comune di Perugia è mono personale. Così le famiglie riducono i consumi. Compresi quelli primari. I carrelli della spesa sono sempre più leggeri e si risparmia su tutto. Anche sui beni necessari – conclude Bravi –. Cinghia più tirata, dunque, che però si ripercuote anche sul commercio, mettendo in crisi i piccoli negozi di vicinato".

Silvia Angelici

© Riproduzione riservata

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