Antonio Barretta, direttore generale del Policlinico Le Scotte
Antonio Barretta, direttore generale del Policlinico Le Scotte

Siena, 8 aprile 2021 - Grazie alle 8 dimissioni e quattro nuovi ingressi, nelle ultime ventiquattr’ore il policlinico Le Scotte riesce a liberare qualche posto in area Covid; i ricoverati scendono da 145 a 140, 21 in terapia intensiva e 44 in media intensità. Siamo vicini al tetto della capacità ricettiva, fissata in 160 posti letto e l’allerta è alta. E l’ospedale ha registrato un altro decesso, la vittima numero 253. "Visto il trend e gli ingressi giornalieri non credo che i numeri possano fermarsi qui", dice il direttore generale del Policlinico Antonio Davide Barretta.
Dunque non siamo al picco?
"Non credo. Bisogna poi guardare a ciò che accade nel resto della Toscana. Noi siamo arrivati a questo punto anche perché abbiamo accolto le necessità dell’Asl Centro, area dalla quale provengono 5 degli attuali ricoverati e oggi ne è arrivato uno da Livorno. L’ottica è quella del darsi una mano, senza far mancare nulla al nostro territorio".
Se si arrivasse a quota 160 pazienti, cosa accadrebbe?
"In via precauzionale e in accordo con i nostri professionisti e la direzione sanitaria, l’Azienda ha deciso di incrementare la sua ricettività ordinaria di una ventina di posti, arrivando così a 182. Si tratta di una stecca di degenza, non utilizzata da tempo, adiacente al Dea. Stiamo già facendo lavori di muratura, che dovrebbero finire oggi o domani, per far in modo che non ci sia contaminazione fra area Covid e non Covid. Questo in via precauzionale, speriamo di non doverli utilizzare".
Ci sono stati già contatti con l’Asl Sud Est per aiuti?
"Con la Sud Est abbiamo raggiunto un’intesa per liberare posti e aumentare le dimissioni: via via che i pazienti si neutralizzano, ma non sono ancora da mandare a casa, potremo dimetterli presso presidi Asl del territorio che non hanno reparti Covid, come Nottola e Campostaggia. Inoltre ho chiesto all’Asl di valutare, in caso i numeri aumentassero, la possibilità di posti letto aggiuntivi di terapia intensiva. Al momento abbiamo ancora 5 posti in alta intensità".
Dopo un anno di Covid, la situazione sembra peggiore di un anno fa. Se lo aspettava?
"Quando ho assunto questo ruolo mi sono riproposto di guardare sempre avanti. Meglio essere prudente, pensare anche al peggio, al posto di sottovalutare. Certo, le varianti hanno peggiorato la situazione: hanno abbassato l’età media e aumentato la gravità della malattia. Poi se l’Italia avesse avuto una quantità maggiore di vaccini, non registreremmo i problemi attuali".
La campagna vaccinale è la via di uscita?
"Questo dicono gli esperti e penso che se avessimo oggi più vaccinati la situazione sarebbe diversa. Abbiamo capito anche che essere vaccinati non vuol dire non contrarre il virus: abbiamo avuto anche in ospedale medici contagiati dopo il vaccino. Ma si contrae una malattia in forma non grave".
Nelle vaccinazioni la Toscana è in forte ritardo per anziani e vulnerabili, cosa è successo?
"Le graduatori e si possono leggere in più modi: se si guarda il numero di vaccini somministrati rispetto a quelli ricevuti la Toscana è fra le prime regioni. In questo momento si stanno vaccinando tanti anziani. Per quanto riguarda i fragili, ad oggi abbiamo somministrato 2.327 vaccini in tutto: se ne avessimo avuti, ne avremo fatti di più. Il modello adottato in Toscana è efficace: i soggetti fragili sono chiamati dagli specialisti e seguiti nella vaccinazione, opportunità della stessa e nelle reazioni".
Ci sono polemiche oggi sulla gestione-Rossi della sanità...
"Non entro in questioni politiche. Posso solo dire che fra 2010 e 2020 il bilancio regionale ha visto 700 milioni di euro di investimenti nella sanità".
Paola Tomassoni