Siena, 10 maggio 2019 -  Tribunale praticamente vuoto. Alle 14,30 al terzo piano di palazzo di giustizia c’è il collegio presieduto dal giudice Ottavio Mosti, il pm Siro De Flammineis, gli avvocati degli imputati del processo per il crac Siena Biotech. L’udienza, dove era previsto di ascoltare un paio di testimoni  viene rinviata a piè pari. Se ne riparla in autunno. Colpa dell’adesione allo sciopero indetto dalle Camere penali e a cui anche le toghe della nostra provincia hanno aderito in massa, stando alle aule deserte. Già mercoledì ma anche ieri. E oggi si replica.

«Il tema immediatamente percepibile dal cittadino? Direi che è quello della prescrizione. Le riforme del governo incidono sulla durata dei processi di cui già ci si lamenta adesso, allungandola. Cito il professor Luigi Stortoni, luminare del diritto penale a Bologna: ‘Se si parte dall’assunto che sono troppo lunghi , questo è un dato oggettivo e condiviso, aumentare la prescrizione è come dare altro vino ad un ubriaco’. La medicina è in assoluto contrasto con il male», spiega Mirko Mecacci, neo presidente della Camera penale di Siena e Montepulciano. Che ieri mattina si è riunito con alcuni colleghi, a palazzo di giustizia, realizzando un video particolarmente efficace a livello comunicativo. «Protestiamo non per difendere qualcosa per noi stessi ma per difendere i diritti dei cittadini», spiega nelle immagini anche l’avvocato Fabio Pisillo. «Questa riforma non va bene e non ha senso», aggiunge tra i mille volti anche Filomena D’Amora.

«Il tema della prescrizione è la cartina tornasole delle riforme. Ci saranno soggetti eternamente gravati da un procedimento che avranno conseguenze sia dal punto di vista personale e, talvolta, anche professionale. Pensiamo ai liberi professionisti che non possono ricevere incarichi, per non parlare di cose magari più banali dove uno potrebbe riuscire ad avere una sanatoria ma con il procedimento penale in corso gli viene negata. Le ricadute sono concrete e tantissime. Ripeto, si sta denunciando un male che esiste dandogli la medicina che lo aggrava. Altissima l’adesione degli avvocati all’astensione. La nostra sfida – conclude Mecacci – è cercare anche strumenti di comunicazione diversi da quelli tradizionali tentando così di contrastare una modalità di dialogo che semplifica e colpisce alla pancia, ma rappresenta una mistificazione».