I carabinieri sul luogo del deltito (foto Paolo Lazzeroni)
I carabinieri sul luogo del deltito (foto Paolo Lazzeroni)

Chiusi (Siena), 21 aprile 2019 - La città di Chiusi si è svegliata sgomenta per il gravissimo fatto accaduto proprio nel cuore del venerdì Santo. Antonio Merlo di 32 anni ha tentato di uccidere fendendo numerose coltellate sua madre Rita Cianciuolo che è ricoverata in gravissime condizioni a Siena. Una crisi annunciata perché i vicini di quella famiglia avevano fatto numerose denunce e segnalato a tutte le forze dell’ordine che la situazione familiare stava degenerando.

Il nucleo era anche seguito dai servizi sociali che con le loro relazioni avevano evidenziato una situazione economica grave, che veniva sostenuta con supporti economici da parte dell’amministrazione comunale. Aveva la madre anche una piccola pensione di invalidità e adesso avrebbero percepito il reddito di cittadinanza di cui avevano fatto richiesta entrambi, figlio e madre.

Proprio un mese fa circa l’ultima denuncia per i danni fatti contro una porta dei vicini di casa, presa a martellate, spaccata e danneggiata. Insomma erano due anni che a Chiusi si era a conoscenza di una situazione difficile per questa famiglia che, arrivava dalla Sicilia cercava di lasciarsi alle spalle i problemi di Messina e ricostruirsi in Toscana la loro nuova vita. Disoccupati entrambi, non erano certamente nuovi a litigi ed era anche difficile penetrare nell’appartamento tenuto sempre chiuso con le serrande abbassate sia di notte che di giorno.

Le poche visite che ricevevano erano proprio quelle degli assistenti sociali che seguivano Antonino e Rita e che riferivano puntualmente alla giunta del comune l’evolversi della loro difficile situazione economica. Poi evidentemente nella mente dell’uomo l’equilibrio si è rotto; in maniera prevedibile sostengono in molti a Chiusi. Sotto accusa da parte dell’opinione della città il sistema di controllo e di sostegno.

"Quando si denunciano situazioni come questa, dove nessuno sembra avere il potere di intervenire come possiamo difenderci noi cittadini", ci dichiara una vicina di casa che preferisce restare anonima. La voce della donna non è isolata, la città si interroga perché non possa funzionare in una città così piccola il sistema di controllo, di vigilanza, insomma perché accadano fatti del genere senza che le istituzioni e le forze dell’ordine possano fare nulla. La casa dove si è consumato il dramma è in una via molto trafficata perché congiunge Chiusi alta con la zona della stazione e proprio davanti ad un semaforo nel quale si fermano centinaia di macchine a pochi metri. Dietro quelle serrande chiuse da anni si stava consumando un dramma umano doloroso e tremendo.

Anna Duchini