Giulio Fiore
Giulio Fiore

Siena, 2 novembre 2020 - 'Investigatori’ in camice bianco che danno la caccia al virus. Seguono le sue tracce, dalla postazione al polo Asl del Ruffolo a Siena, ricostruendo al telefono la mappa dei contatti di ogni cittadino risultato positivo al Covid 19. Un lavoro enorme. Serve pazienza. Dedizione. Intuizione. E anche saper creare un pizzico di empatia con la persona che, al di là del cavo, inizia il calvario dell’isolamento. «Sono sincero, ho riscontrato grande collaborazione da parte di tutti, indipendentemente dall’età. La preoccupazione comune, di giovani e padri di famiglia, è soprattutto quella del lavoro, oltre a pensare alla salute ovviamente», racconta Giulio Fiore. Medico di 24 anni fresco di laurea conseguita il 28 luglio scorso alla nostra Università con una tesi sulla sclerosi multipla con il professor Alessandro Rossi e Lucia Monti della Neuroradiologia. Originario di Nardò in provincia di Lecce, Fiore, che a Siena ha anche il fratello a Medicina, è uno dei cosiddetti ‘contact tracer’ ingaggiati dall’Asl Toscana Sud Est fino al 31 dicembre per dare la caccia al virus mappando i contatti avuti dai contagiati nella nostra provincia.
 

Quando ha iniziato l’attività?
«Il 21 ottobre, qualche giorno prima avevo deciso di provare a fare questa esperienza in attesa di conoscere il risultato del test per accedere alla specializzazione in Neurologia. Mi hanno chiamato subito». 
 

Qualcuno vi ha ribattezzato affettuosamente gli ‘acchiappa-virus’. Perché non vi deve sfuggire alcun contatto. 
«(Ride, ndr). Diciamo che ad un profano può sembrare un lavoro singolare. La mattina arrivano i referti di positività delle persone. E noi ci parliamo iniziando a ricostruire il quadro dei conviventi, di quanti hanno avuto contatti con loro in base alle disposizioni date a livello nazionale. Un’attività che richiede pazienza e precisione. Serve a volte anche un’ora e mezzo per un positivo. Magari la persona che cerchiamo non risponde oppure occorre un pizzico di tempo per trovare il numero dei contatti stretti, per esempio. L’obiettivo è quello, a fine serata, di aver tracciato tutti inserendo i dati nel sistema». 
 

I suoi colleghi sono giovani come lei?
«Alcuni addirittura ex compagni di corso, oppure medici che si sono laureati l’anno prima. C’è grande collaborazione fra noi». 
 

Come reagiscono alla notizia della positività i senesi?
«Dipende. In alcuni casi vedono il referto on line e quando li chiamiamo sono già consapevoli del percorso che li attende. Altri magari se l’aspettavano. In linea generale disponibili. Semmai hanno necessità di essere ascoltati e di ricevere chiarimenti. Un altro aspetto utile del nostro lavoro». 
 

Un caso che l’ha colpita?
«Proprio stamani (ieri, ndr), facevo il turno dalle 8 alle 14 ma quando serve lavoriamo anche 10-12 ore, abbiamo contattato una persona guarita recentemente dal Covid 19 per avere informazioni utili relative ad un altro contagiato. Si è commossa, ci ha detto che non si è mai sentita abbandonata durante la malattia. E ha già fatto le pratiche per donate il plasma».