Stupro di gruppo a Chianciano: "Sono stati tre giovani schermitori"

Atleta uzbeka, minorenne all’epoca dei fatti, accusa i colleghi della violenza in albergo durante un campo estivo. Il legale accusa: "Nessun provvedimento per evitare incontri". La difesa: "Si dichiarano innocenti".

Una giovane schermitrice di nazionalità uzbeka, da pochi giorni maggiorenne ma all’epoca dei fatti minorenne, sarebbe stata vittima di uno stupro di gruppo tra i il 4 e il 5 agosto, in un albergo di Chianciano Terme. Accusati dell’episodio sono tre giovani componenti della nazionale italiana juniores di scherma, due dei quali maggiorenni e uno minorenne all’epoca dei fatti. La procura di Siena ha aperto un’indagine, di cui è titolare il sostituto procuratore Serena Menicucci, a carico dei due maggiorenni e per oggi è annunciata la presa di posizione della procura guidata da Andrea Boni. Anche perché proprio l’attività della procura e quella della Federazione italiana scherma sono state criticate dall’avvocato Luciano Guidarelli, che ieri al quotidiano Il Messagero ha reso nota la vicenda: "Se fossero stati disposti un divieto di avvicinamento dal magistrato oppure una sospensione da parte della Federazione, non ci sarebbe stato bisogno di questa ribalta mediatica. Bastava seguire l’iter naturale per evitare situazioni dolorose".

In particolare l’avvocato Guidarelli fa riferimento al rischio, che si è concretizzato, di un incontro ravvicinato tra la giovane e i tre presunti stupratori: "Temevamo che si potessero incontrare e infatti è avvenuto a Istanbul, in occasione di una competizione internazionale. Quando ha visto uno dei giovani in albergo, ha subito chiamato la madre che a sue spese l’ha spostata in un’altra struttura. Ma questa è una sofferenza che poteva essere evitata".

L’episodio sarebbe accaduto nel corso di un campo estivo a Chianciano Terme (terra da molti anni legatissima alla scherma), presenti atleti di varie nazionalità. La giovane, ha raccontato, si è svegliata in un letto d’albergo con accanto i tre giovani. Al tentativo di alzarsi, i fortissimi dolori però l’avevano bloccata e, dopo il faticoso rientro nella propria camera, avrebbe realizzato quanto accaduto.

Dopo la confidenza alla madre,a la visita agli ospedali Bambin Gesù e San Giovanni di Roma, quindi la denuncia al commissariato di polizia di San Vitale.

Ieri le dichiarazioni dell’avvocato Guidarelli hanno fatto deflagrare il caso. L’avvocato Enrico De Martino, componente del collegio difensivo insieme ad altri due colleghi, ha riferito la posizione dei propri assistiti: "Nel pieno rispetto delle posizioni di tutti, pur facendo sin d’ora presente che gli indagati si dichiarano innocenti, non avendo essi mai usato violenza nei confronti di nessuno, rimaniamo in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria che ha svolto indagini sin da subito per ricostruire gli avvenimenti nell’immediatezza dei fatti. Chiediamo attenzione e rispetto per una vicenda evidentemente delicata e dolorosa per tutti, in attesa del definitivo accertamento dei fatti da parte della magistratura".

Sul fronte delle istituzioni sportive, il presidente della Federazione italiana Scherma Paolo Azzi ha risposto così all’avvocato Guidarelli: "Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non possiamo sostituirci alle autorità giudiziarie. Non abbiamo i poteri per indagare su ipotesi di reato gravi come questi, da codice rosso. A suo tempo abbiamo attivato la procura e la giustizia federale, facendo tutti i passi necessari. Ci siamo anche predisposti per un’eventuale costituzione di parte civile se ci dovesse essere un processo come parte offesa. Su quali basi possiamo sospendere gli atleti indagati oggi? Serve almeno un provvedimento cautelare, un rinvio a giudizio o la chiusura delle indagini".