È uno dei dossier caldi che da Siena saranno subito piazzati sul tavolo della giunta regionale: quale destino attende le terme di Chianciano? Il tema è all’ordine del giorno da tempo, la ricerca di un soggetto industriale, l’ingresso dei privati nella gestione. In ballo c’è una crisi storica, anzi epocale, che...

È uno dei dossier caldi che da Siena saranno subito piazzati sul tavolo della giunta regionale: quale destino attende le terme di Chianciano? Il tema è all’ordine del giorno da tempo, la ricerca di un soggetto industriale, l’ingresso dei privati nella gestione.

In ballo c’è una crisi storica, anzi epocale, che ancora stenta a trovare una soluzione, non certo favorita dalla vicenda Covid che ha se possibile rallentato determinati meccanismi. Una crisi che non riguarda solo l’assetto o lo sviluppo della società che controlla le terme, ma molto di più: il futuro di un intero territorio rimasto ancorato a una dimensione urbanistica in scala con la città di cinque-sei decenni fa.

Si è parlato non a caso di intercettazione di fondi europei per sviluppare l’idea di rigenerazione urbana (Bezzini e Rosignoli), di alleggerimento dell’esposizione finanziaria per liberare risorse sul territorio (Scaramelli). In ogni caso il futuro di un centro come Chianciano Terme e delle sue ricchezze - Terme in testa - chiama in causa lo sviluppo di una parte rilevante del sud della provincia, con la possibilità di creare occupazione.

Temi su cui il centrodestra ha battuto spesso in campagna elettorale e che in questa legislatura dovranno vivere passaggi decisivi, perché ulteriori rallentamenti rischierebbero di vanificare ogni tentativo di contenere gli effetti della crisi. Le prime aste per le quote di Chianciano sono andate deserte, la società russa di Elena Loss si è comprata le Terme di Sant’Elena, con la sorgente e la possibilità di investimenti. Il dossier va affrontato prima che diventi rovente.