Whatsapp (Ansa)
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Siena, 19 ottobre 2019 - «Non pensavo che venisse più fuori questo periodo della mia vita». Non fa una grinza la donna mentre ricostruisce, incalzata anche dalle domande del giudice, gli scambi di coppia a cui partecipava quando era sposata con il suo ex, ora accusato di violazione della privacy e di diffamazione. Perché le foto pornografiche ed erotiche di una ragazza senese che in passato aveva partecipato agli scambi con loro erano finiti sui social. E mezza città li aveva visti. Con le conseguenze che è facile immaginare. Telefonate giunte sul posto di lavoro della giovane, persino a madre e sorella. Un inferno, insomma. Un mondo a luci rosse che pochi forse conoscono, quello emerso ieri nel processo che vede imputato un 40enne di Siena, presente in aula. Ma che, stando a quanto raccontato, in realtà è più vissuto di quanto si pensi. La vicenda, al di là della sentenza che arriverà nella prossima udienza in cui l’imputato farà dichiarazioni spontanee, evidenzia come il mondo del web e dei social sia complicatissimo da maneggiare per i ragazzini ma può creare problemi anche agli adulti.

L’inchiesta era scattata quando la donna aveva bussato alla porta della polizia postale, era l’aprile 2014. Erano state pubblicate sue foto pornografiche ed erotiche. L’inchiesta aveva portato al 40enne, difeso dall’avvocato Emiliano Ciufegni. Che su numerosi siti, postandoli con nickname ad esso riconducibili, questa l’accusa, aveva divulgato dati sensibili circa le abitudini sessuali della parte offesa, assistita dal legale Jacopo Meini. Scatti a luci rosse apparsi nel 2016 anche su Facebook e girati su whatsapp. Di qui la violazione della legge sulla privacy che gli viene contestata. Così facendo aveva offeso anche la reputazione della donna, diffamandola. Era infatti perfettamente riconoscibile. Pose accattivanti, parzialmente nuda. Che erano state scattate per esempio nell’Entrone, in diversi luoghi all’aperto, oppure nei pressi del Duomo e persino nella Conchiglia.

Non c’era nessuno in aula ieri quando sul banco dei testimoni è stata chiamata l’ex moglie dell’imputato. Il giudice Chiara Minerva le ha chiesto, essendo separati, se voleva astenersi dal racconto ma ha voluto andare avanti. «Si riconosce in queste foto?», il pressing dell’avvocato Meini. «Sono molto piccole, non saprei», risponde. Poi racconta di essere rimasta con l’uomo fino al 2005, quindi l’addio. Ammette di aver fatto foto nuda, quando era sposata. «Anche con altre persone. Ce le scambiavamo fra noi. Si trattava di una coppia con cui ci frequentavamo anche al di là del sesso, lui era amico d’infanzia di mio marito», ricostruisce. La ragazza di cui sono state diffusi gli scatti anche sui social era all’epoca la fidanzata. «Facevamo scambi di coppia. Foto singole e insieme. Chi scattava? Noi, qualche volta c’era anche un amico con la macchina fotografica», svela. E, sollecitata dal difensore dell’imputato, conferma che i fidanzati «lo facevano anche con altre persone. E inviavano loro scatti ad altre coppie che non conoscevo». Anche le foto della ex moglie dell’imputato alla fine erano arrivate su whatsapp nel 2014. «Le videro i miei colleghi di lavoro – testimonia –, non erano censurate. Foto vecchie. Risalivano al 2005-2006. Feci denuncia alla polizia postale, venne con me in quell’occasione anche il mio ex. Ma poi non ho più saputo nulla di come era andata a finire». Qualche domanda del difensore e dell’avvocato di parte civile, diverse del giudice Minerva. Che non consente però alle parti di concludere per andare a sentenza. «Alla luce di quanto emerso – chiarisce – devo rileggere gli incartamenti».