Il professor Giuseppe Gotti (Foto Lucii)
Il professor Giuseppe Gotti (Foto Lucii)

Siena, 6 aprile 2021 - «A Pasqua e anche ieri sono stato a lavoro, però ho chiesto il giorno libero sabato! Sono molto contento di poter dare una mano». Il carattere del professor Giuseppe Gotti è rimasto immutato, da quando è andato in pensione nel 2016, era responsabile del Dai Cardio-toraco-vascolare delle Scotte dopo essere stato a lungo primario di Chirurgia toracica. In prima linea, pronto a sdrammatizzare le situazioni più delicate, pur svolgendo con profonda serietà il suo lavoro. Gotti dal 15 febbraio scorso sta svolgendo le vaccinazioni anti-Covid 19 nella palestra del Bernino a Poggibonsi. «Il Bando Arcuri – chiarisce – non poneva limiti anagrafici, ho 75 anni compiuti, per cui ho partecipato a quello. Un’agenzia interinale mi ha fatto visita, esami del sangue, colloquio e sono stato preso. Ho assunto l’impegno fino al 30 novembre». 
 

Come stanno andando le vaccinazioni?
«Posso dire che stiamo svolgendo un’attività molto intensa negli ultimi giorni, chiaro che tutto prima dipendeva dall’afflusso delle dosi. Come detto, ho lavorato per Pasqua e Pasquetta, faccio l’orario 8,30 alle 14».
 

Qualche cifra?
«L’obiettivo è vaccinare nel turno di lavoro circa 120-130 perone. C’è un operatore sanitario all’accoglienza, quindi un medico che parla con il cittadino, un amministrativo che registra i pazienti. Ben organizzato». 
 

Ci sono anche senesi?
«C’è appena stata una signora che abita nel capoluogo ma, in larga parte, vengono persone da Certaldo e Barberino Valdelsa, per esempio, in quanto le liste lì sono più congestionate». 
 

Voi somministrate Astrazeneca: c’è timore da parte della popolazione?
«Nei giorni immediatamente seguenti alla sospensione ci sono state delle defezioni. Da tempo, comunque, registro una fiducia diffusa da parte dei cittadini nei confronti della vaccinazione. Chi viene qui al Bernino è già convinto della sua validità nella lotta al Covid 19. Anzi, direi che ci sono addirittura sempre più richieste, questa almeno la sensazione. Quanto alle precauzioni, prescrivo spesso la cardioaspirina, se già non la assumono». 
 

Nessuna esitazione a scendere nuovamente in campo?
«Assolutamente no. Mi sento, anzi, più vivo. Impegnato».
 

Cosa direbbe in questo momento ai colleghi che sono in pensione come lei?
«Che chiunque di loro può anche dedicare un pomeriggio ogni quindici giorni alla vaccinazione per incrementare i numeri, cosa di cui c’è necessità».