Pier Paolo Pasolini, ritratto in versi. Lo Cascio in scena ai Rinnovati: "Quel che resta delle sue poesie"

L’attore e il testo scritto con Giordana: "Non sono lui nello spettacolo, cerco la sua voce poetica"

Pier Paolo Pasolini, ritratto in versi. Lo Cascio in scena ai Rinnovati: "Quel che resta delle sue poesie"

Pier Paolo Pasolini, ritratto in versi. Lo Cascio in scena ai Rinnovati: "Quel che resta delle sue poesie"

Un ritratto intimo di Piero Paolo Pasolini, tracciato partendo dalla sconfinata produzione di poesie che ci ha lasciato. Oltre tremilacinquecento pagine, nelle quali Marco Tullio Giordana e Luigi Lo Cascio hanno trovato la voce del poeta, che nello spettacolo intitolato semplicemente "Pa’", da domani in scena ai Rinnovati fino a domenica, si pone la domanda attorno alla quale tutto ruota: cosa rimarrà di quello che ha cercato di dire?

"Lo spettacolo – racconta Lo Cascio – nasce del 2022, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Pasolini. Io e Giordana (che ne è il regista, ndr) lo abbiamo scritto insieme partendo dalle poesie, e alla fine è al novanta per cento composto da poesie. Ci sono pochi altri innesti, come una lettera, un accenno di diario. Abbiamo cercato di scegliere quelle che messe in sequenza, nel tempo di uno spettacolo, riuscissero a trasmettere questa sorta di autoritratto in versi. Episodi ed eventi importanti, dalla morte del fratello partigiano al rapporto con la madre. Un Pasolini meno pedagogico, forse, ma più fragile, incerto, che alla fine si chiede se effettivamente il suo ruolo di poeta abbia avuto un senso. Si chiede: rimarrà qualcosa di quello che ho cercato di dire?"

Ed è rimasto? O quell’Italia di cui parla non esiste più?

"Sono passati tanti anni. Molte cose sono cambiate. Ma quella perdita di identità, l’omogeneizzazione dovuta al consumismo sfrenato di cui parlava è estremamente attuale. E questo crea un’emozione forte, che ci impone una scelta. Dobbiamo rassegnarci a tutto questo oppure prenderlo sul serio senza considerarlo inevitabile?"

Come si è avvicinato a Pasolini per portarlo in scena?

"Abbiamo capito che non aveva senso interpretare lui. Io non sono Pasolini, nello spettacolo. Avrei dovuto imitarlo, avere la sua cadenza. C’è un attore, invece, sul palco. Io entro in scena, trovo degli elementi di quest’uomo. Uno scrittoio, una camicia, un cappotto, gli occhiali. E l’attore è come se decidesse di vestirne i panni, cercando di avvicinarsi a questa voce. Non proprio un’identificazione totale, ma di fronte al pubblico vedere cosa succede se si è ipotetici lettori del momento di quei versi. Provare a vedere se effettivamente è vero cosa diceva lui, se non hanno più senso o se succede ancora qualcosa. Io resto io, ma provo a vedere se quei versi possono diventare anche miei e quindi dello spettatore. E così le identità si moltiplicano".

Venerdì e sabato spettacolo alle 21, domenica alle 17. Lo Cascio e Sebastien Halnaut, in scena con lui, incontreranno il pubblico sabato alle 18.30 nella caffetteria del foyer dei Rinnovati.