"Per battere il cancro ora ci può essere un vaccino"

Rappuoli e i dati Merck-Moderna: "Risultati sorprendenti, una svolta epocale"

"Per battere il cancro ora ci può essere un vaccino"

"Per battere il cancro ora ci può essere un vaccino"

"Al convegno di immuno-oncologia, ho illustrato un rapporto Merck-Moderna sui test clinici per un gruppo di pazienti affetti da melanoma, ai quali era stato rimosso il tumore. Metà sono stati sottoposti alla terapia standard, a base di monoclonali, la strada seguita dall’immunoterapia da sempre. All’altra metà dei pazienti è stato somministrato un vaccino Rna, prodotto dopo aver sequenziato il tessuto sano, la parte cancerosa, le mutazioni del tumore grazie all’intelligenza artificiale. Hanno scelto 34 mutazioni e prodotto un vaccino ’fatto a salsiccia’, nel senso che conteneva 34 peptidi del tumore. Il risultato? Il gruppo di pazienti vaccinato ha una sopravvivenza più alta di quella tradizionale, il 65% in più di possibilità che il tumore non ritorni. Non ho mai visto dati del genere".

Rino Rappuoli, pioniere dei vaccini e massimo esperto della materia, ha chiuso il think tank organizzato dal professor Michele Maio su intelligenza artificiale e immuno oncologia all’hotel Garden, mostrando i dati sorprendenti del vaccino anti cancro Merck-Moderna. E indicando alla platea di oncologi e immunoterapisti una nuova frontiera per la lotta ai tumori.

Cosa vogliono dire quei dati?

"Il primo vaccino anti tumore è stato fatto nel 1920. Da allora ne sono stati sviluppati migliaia, sono falliti tutti. Per la prima volta, dopo uno studio con controlli e trial clinici su pazienti, si vedono differenze. E’ un momento epocale, cambia la prospettiva del fare vaccini usando la genomica contro i tumori. I vaccini non funzionano da soli, serve anche l’anticorpo monoclonale. Ma per me è una rivoluzione".

E’ una sfida personale?

"Mi sono sempre rifiutato di fare vaccini contro i tumori, sapevo che non funzionavano. Visto che con i nuovi sistemi funzionano, è arrivato il momento di provarci".

Il segreto è nel vaccino Rna?

"Non solo quello, l’Rna è solo il metodo più veloce. Diventato celebre ora grazie al Nobel conferito alla coppia Weissman-Karikò. Loro non hanno mai fatto vaccini, hanno fatto una scoperta fondamentale nell’immunologia che altri hanno usato per i vaccini".

Le grandi industrie lavoreranno sui vaccini anticancro?

"C’è una speranza in più, potrebbero ricominciare a farlo, la direzione è giusta. Negli ultimi tempi di Novartis avevo iniziato anch’io. Con l’arrivo di Gsk, che si era già scottata con un vaccino anticancro, ho smesso".

Può dirci qualche novità sul biotecnopolo?

"Le cose stanno migliorando, tra qualche tempo si potrà dire qualcosa in più. Va convocato il tavolo interministeriale, il cda della Fondazione vuole aspettare".

P.D.B.