La crisi del commercio. In dieci anni scomparso un negozio su cinque

I dati dimostrano la tenuta di servizi di ospitalità, bar e ristoranti, ma crollano le attività al dettaglio. Pracchia, direttore Confcommercio: "Tante cause"

Siena, 26 febbraio 2024 – I numeri sono esplicativi e fotografano meglio di ogni analisi il quadro del commercio nel comune di Siena: nell’arco di poco più di dieci anni, alberghi, bar e ristoranti sono in crescita e nel 2023 hanno quasi raggiunto i livelli pre-Covid, sia in centro sia fuori. Il calo netto è su tutte le altre attività classificate come commercio al dettaglio: si varia tra il 17 e il 18 per cento, sia in città sia nelle periferie. In valori assoluti, si sono persi 56 esercizi commerciali in centro e 69 fuori, nel raffronto 2023-2012, come esplicitato nel grafico in alto. Numeri allarmanti anche perché la discesa era già iniziata in fase pre-Covid e quindi riguarda dinamiche più ampie e non legate a quella fase di cesura coincisa con la pandemia.

"Purtroppo sono dati che non ci sorprendono", è il commento del direttore di Confcommercio Daniele Pracchia. Perché tra i fenomeni che influiscono ne emergono alcuni strutturali, altri comunque di lungo termine: "Pesano gli acquisti on line – afferma Pracchia – l’inflazione, la perdita di potere di acquisto dei lavoratori, la stagnazione economica, l’aumento dei tassi di interesse". Un quadro allarmante che ha generato, in alcune zone della città, quello spopolamento commerciale che in alcuni casi può anche essere legato al caro affitti.

Ma l’impressione è che ogni voce a sé stante non possa spiegare il fenomeno. Serve mettere insieme tutto, in molti casi, per capire perché stanno sparendo tanti esercizi commerciali. E al tempo stesso, i grandi numeri comunque di visitatori contribuiscono a spiegare invece come nel settore ’alberghi, bar, ristoranti’ i dati siano sostanzialmente positivi, praticamente al livello 2019 e in netto rialzo rispetto al 2012.

Il fronte dell’ospitalità è quello che cresce maggiormente nell’arco di undici anni: alla voce ’servizi di alloggio’ si passa da 152 a 193 imprese, con un incremento del 27 per cento attribuibile in gran parte alle voci extralberghiere, sebbene anche gli alberghi siano in lieve crescita (42, rispetto a 36 nel 2019 e 34 nel 2012). Aumentano i ristoranti, in diminuzione i bar. E su quest’ultima voce influirà anche la combinazione diminuzione posti di lavoro in alcuni settori e possibilità tuttora dello smart working.

Già lo scorso anno Confcommercio aveva lanciato un grido d’allarme, parlando della crisi del commercio al dettaglio: "Si apre una voragine che è enorme e che interessa le funzioni della città, il ruolo delle reti di vendita, la dimensione stessa della socialità", aveva detto dodici mesi il direttore Daniele Pracchia. Parole che potrebbero essere pari pari ricalcate sulla situazione 2024, quando la dimensione delle perdite sul fronte del commercio al dettaglio assume rilievi preoccupanti.

Difficile capire come si possa invertire la rotta, soprattutto a fronte di dinamiche mondiali come gli acquisti on line che colpiscono quotidianamente vari settori. Si può agire sulla tassazione a livello statale, sulla promozione della aree commerciali, sugli incentivi per determinate iniziative. Ma resta il rischio di un impoverimento e di una omologazione del tessuto commerciale, per una città che da ora a ottobre riscopre grandi numeri turistici (spesso però non ’altospendenti’) e che avrebbe semmai bisogno di specializzare le presenze, per favorire anche la rete distributiva.