Un'aula di tribunale (Foto d'archivio)
Un'aula di tribunale (Foto d'archivio)

Siena, 27 febbraio 2018 - Maltrattava i bambini a scuola. Li umiliava. Usava espressioni offensive. Che lasciano il segno in studenti così piccoli come quelli delle elementari. E gli effetti si vedevano. Quando tornavano a casa dopo le lezioni apparivano impauriti. Timorosi. Soprattutto insicuri. Un comportamento che gli occhi attenti di mamma e papà hanno subito colto. Dapprima l’incredulità, perché per un genitore non c’è posto più sicuro che la classe per un figlio. Qui impara, cresce e si forma seguito passo dopo passo dalla maestra. Sempre che questa, però, non si trasformi in una sorta di ‘persecuzione’ per i piccoli alunni. A

l punto da provocare, come avvenuto, l’esposto delle famiglie, un’inchiesta della procura ed il rinvio a giudizio. La docente è ora accusata di maltrattamenti per episodi che sarebbero avvenuti dal 2013 fino almeno al marzo 2015.

Un caso delicatissimo, che coinvolge molti bambini. Almeno 22 gli studenti delle elementari nei confronti dei quali la maestra avrebbe tenuto un atteggiamento ai più incomprensibile. E che la procura, e poi il gup disponendo il rinvio a giudizio, hanno ritenuto che meritasse il processo. Numerose le mamme e i papà ieri mattina fuori dall’aula al primo piano del tribunale, in attesa di salire sul banco dei testimoni. E raccontare cosa era successo ai loro bambini, costituendosi parte civile attraverso l’avvocato Paolo Lorenzini. L’insegnante non era invece in aula accanto ai suoi difensori, Maurizio Forzoni e Davide Longo. Che hanno contestato la validità della notifica al ministero dell’istruzione di cui era stata in precedenza chiesta e autorizzata la chiamata in causa come responsabile civile.

Il giudice Mosti, dopo una breve camera di consiglio, ha fissato una nuova udienza nella quale saranno sentiti alcuni dei genitori presenti ieri mattina. Che non riescono proprio a dimenticare la vicenda che vede al centro la maestra. Usava modi bruschi e in qualche caso, secondo la procura anche violenti, per ragioni banali. Il caso era prima esploso in una scuola elementare, aveva indagato in modo discreto la sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri. La docente aveva poi chiesto il trasferimento in un altro plesso senza però, a quanto rilevato, cambiare atteggiamento. Ha dovuto scontare anche un lungo periodo di sospensione cautelare dall’insegnamento.

Adesso è tornata in servizio a scuola ma è stata inserita come addetta Ata, dunque amministrativa. Niente più contatto con i bambini.