ORLANDO PACCHIANI
Cronaca

L’ateneo si fa casa editrice. Due anni di USiena Press

La professoressa Mucciarelli, presidente del consiglio editoriale: "Pubblichiamo solo in accesso libero, il sapere è un bene comune e non una merce".

L’ateneo si fa casa editrice. Due anni di USiena Press

L’ateneo si fa casa editrice. Due anni di USiena Press

È nata da soli due anni ma è figlia di una tradizione e di una ambizione antiche: USiena Press, realizzata in stretta collaborazione con Firenze University Press attiva dal 2005, è l’editrice che cura le pubblicazioni dell’Università degli Studi di Siena. Tutte in open access, cioè accesso libero da chiunque on line, con anche la versione tradizionale cartacea. "Siamo partiti con l’obiettivo di realizzare un modello di editoria scientifica non profit, convinti che la democratizzazione dei saperi non debba ricadere sui lettori e neppure sugli autori", spiega la professoressa Roberta Mucciarelli, docente di Storia medievale, delegata del rettore al sistema bibliotecario d’ateneo e presidente del consiglio editoriale di USiena Press.

"Con Firenze – prosegue Mucciarelli – condividiamo i valori di fondo dell’operazione, questo ci ha consentito di far leva su competenze di tipo tecnico ed editoriale che loro già avevano maturato in questi anni di attività". L’occasione dunque di cooperare in un settore, quello dell’editoria scientifica, "che ha conosciuto rapidi mutamenti strutturali – aggiunge la professoressa – che investono i processi di comunicazione e il circuito commerciale. Basti pensare che oggi il cinquanta per cento del mercato globale dell’editoria scientifica e tecnica è riconducibile a cinque case editrici". Da qui l’idea dell’accesso e della produzione liberi: "Il lettore e l’autore non pagano per leggere né per pubblicare".

In catalogo, targate USiena Press, ci sono le prime dieci pubblicazioni, due riviste già transitate verso la nuova piattaforma, collane sia di dipartimenti, una di ateneo (Universi) e altro ancora. "Questo è un passo avanti – afferma Mucciarelli – per contrastare la privatizzazione della conoscenza, che è un bene comune, non una merce. Noi siamo un’università pubblica e queste scelte entrano in questa ottica. L’Università esce sempre più da sé stessa e incontra la città".

Il Senato accademico ha stanziato il fondo Open access, dotandolo 100mila euro per anno, cui possono accedere docenti o giovani ricercatori. Il progetto è sbarcato anche al Salone del libro di Torino.