Siena, 27 luglio 2017 - È arrivato  a Siena tra il primo e il tre luglio, uno degli uomini più ricercati d’Italia, e qui è rimasto nascosto per poco più di tre settimane, nella periferia di Taverne d’Arbia. Molto probabilmente Johnny lo Zingaro non si è mai allontanato di molto: qualche passeggiata com il cappello calato in testa intorno alla casa (un alloggio popolare nella disponibilità di Siena casa, la società a capitale interamente pubblico che gestisce le abitazioni di edilizia popolare), una puntata fino al fiume che scorre là dietro, nessun comportamento particolare che potesse far insospettire chi abita nei dintorni.

Al di là dei problemi, questi invece ben presenti e più volte segnalati ai soggetti interessati, che i vicini lamentavano da tempo per le troppe presenze in quell’abitazione. L’ultima volta circa un mese fa: il 4 luglio un vigile urbano era andato a controllare cosa stesse succedendo.

I DUE latitanti erano già arrivati, ma forse in quel momento si trovavano nascosti nel garage, perché l’agente annotò la presenza di altre sette persone, trasmettendo poi la segnalazione all’ufficio patrimonio perché verificasse con Siena casa eventuali violazioni al regolamento d’uso dell’immobile.

Che fossero già a Taverne d’Arbia è dimostrato da un elemento chiave dell’indagine: il 3 luglio, la donna con cui l’ergastolano si era lanciato nella fuga aveva prelevato con la sua Postepay a Siena. Giovanna Truzzi, evasa dai domiciliari a Pietrasanta (in seguito a reati contro il patrimonio), si era incontrata con quell’antico amore a Forte dei Marmi, come ricostruito dalle indagini. Qui entrambi avevano spento i cellulari, raggiungendo poi Siena proprio nei giorni caldi del Palio o in quello immediatamente successivo.

A Siena avevano un nascondiglio da raggiungere: la casa di Ernestina Milva Truzzi, sorella di Giovanna, assegnataria di quella casa da oltre un decennio, dove ora pare si trovassero il compagno, quattro figli, due nipoti. Pare, perché in realtà, come confermato in conferenza stampa, il nucleo familiare sinti è molto allargato e difficile da ricostruire.

«CONOSCEVAMO» quell’appartamento, perché vi avevamo già fatto dei sopralluoghi, ha detto Enzo Tarquini, dirigente della Mobile di Siena. Una presenza «fondamentale per la conoscenza del territorio, quella dei colleghi senesi», ha sottolineato il primo dirigente dello Sco Alfredo Fabbrocini.

L’operazione di appostamento è andata avanti per giorni, prima di avere la sicurezza della presenza di Johnny lo Zingaro. Giorni di tensione, perché il curriculum criminale di un uomo condannato per atroci delitti non lasciava tranquilli. «È stato un grande lavoro di collaborazione di tanti uffici della polizia di stato e penitenziaria – ha detto il questore Maurizio Piccolotti – e il risultato migliore è stata una cattura pulita e tempestiva, gestita con grande professionalità».