L’assessore regionale alla Sanità, Simone Bezzini
L’assessore regionale alla Sanità, Simone Bezzini

Siena, 31 gennaio 2021 - Assessore Simone Bezzini, come si è conclusa la Conferenza Stato-Regioni con il ministro Speranza sui vaccini?
"E’ stata una riunione interlocutoria - replica l’assessore regionale alla Sanità - perché aspettavamo le decisioni di Aifa sulle eventuali limitazioni al vaccino Astra Zeneca. Che sono arrivate dopo la Conferenza".
Aifa ha dato il via libera, come Ema, ma consigliando la somministrazione a chi ha meno di 55 anni..
"Ho saputo dell’approvazione, il consiglio è di somministrarlo anche ai maggiorenni, quindi una fascia d’età da 18 a 55 anni. Tutto per un carenza di informazioni sui test clinici negli anziani, sull’efficacia di quel vaccino negli ultrasessantenni. La decisione era attesa per mettere in piedi nelle Regioni, Toscana compresa, un modello organizzativo per le vaccinazioni su cui stiamo lavorando da settimane".
Cosa cambia? Quello di Aifa è un consiglio, non un divieto...
"Vorrei vedere chi è che si assume il rischio di vaccinare un anziano con Astrazeneca. Però è vero che l’approvazione rappresenta un punto di svolta nelle campagne di vaccinazione. Anche se le prime forniture saranno molto ridotte rispetto alle previsioni".
Quale sarà la svolta?
"I vaccini Pfizer e Moderna hanno una gestione più complessa, che ruota sulla catena del freddo. La distribuzione passa attraverso gli hub e finora sono serviti per vaccinare operatori sanitari e ospiti delle Rsa, poi altre categorie. La dose di richiamo è dopo 21 giorni per Pfizer, 28 per Moderna. Astrazeneca è più maneggevole, non serve una temperatura eccessiva per conservarlo. Basta un frigorifero, come per l’antinfluenzale. E i tempi di scadenza sono meno stringenti".
L’ideale, insomma, per tante categorie...
"All’inizio pensavamo di usarlo per le vaccinazioni a domicilio e nei piccoli centri. Ma le limitazioni di età ci obbligano a cambiare modello".
Perché non parla di piano di vaccinazione?
"Perché è una parola sbagliata, è troppo rigida in una situazione così mutevole. Che piani si possono fare quando le cose cambiano da un giorno all’altro? Il segreto sono modelli organizzativi flessibili, dai quali dipenderà il successo della campagna di vaccinazione".
Qual è il modello su cui sta ragionando la Toscana?
"Se Astrazeneca verrà usata per gli under 55, useremo Pfizer e Moderna per gli anziani, costruendo una filiera organizzativa compatibile con i vaccini. Il ministro Speranza sta trattando
con i medici di medicina generale per vaccinazioni a domicilio, provando a usare la filiera che usi il binomio farmacia-medico di base".
Questa la deve spiegare...
"I vaccini arrivano nelle farmacie ospedaliere, da lì parte la catena per le farmacie territoriali, dove il medico di base ritira le dosi che ha prenotato. Sono multipli di 6, sarà il medico a decidere quanti suoi pazienti vaccinare a domicilio quel giorno. La trattativa è nazionale perché vanno risolti aspetti tecnici, giuridici ed economici".
In Toscana può funzionare?
"Il circuito è veloce e rodato. Quest’anno in Toscana, da settembre a novembre, abbiamo somministrato un milione e 350mila dosi di vaccino antinfluenzale. Serve un’intesa anche con le farmacie".
A cosa serviranno gli hub?
"Potranno essere usati per somministrare Astrazeneca, alle varie categorie secondo una scala gerarchica che sarà definita dal ministero nazionalmente. Penso agli insegnanti, ad esempio".
Quante dosi arriveranno in Toscana?
"A febbraio in Toscana avremo più di 200mila dosi dei tre vaccini. Potremo completare gli over 80, ma faremo quello che il Governo ci dirà di fare".
Rino Rappuoli ha invitato a non far drammi per i ritardi di qualche settimana sui vaccini...
"D’accordissimo con Rappuoli, serve un approccio equilibrato. Ma capisco anche che, dopo mesi di pandemia, lockdown, veti e contagi, si voglia uscire in fretta da questa fase terribile. Ci vorranno almeno 8 mesi per vaccinare oltre il 50% della popolazione toscana. Poi arriveranno gli anticorpi e le percentuali saliranno".