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20 mar 2022

Hotel, dal 1 aprile addio Green Pass Ma la guerra spaventa i ‘big spender’

20 mar 2022
Rossella Lezzi (Federalberghi)
Rossella Lezzi (Federalberghi)
Rossella Lezzi (Federalberghi)
Rossella Lezzi (Federalberghi)
Rossella Lezzi (Federalberghi)
Rossella Lezzi (Federalberghi)

Gli albergatori senesi ci sperano. Soprattutto a partire dal 1 aprile quando cadrà per gli hotel l’obbligo di Green Pass, sia base che rafforzato. Ma che stagione sarà? Rossella Lezzi, presidente Federalberghi di Siena e provincia, non ha dubbi: "Purtroppo la situazione interna è chiara. Mancheranno i cinesi su cui Toscana Promozione aveva investito e non possiamo sperare nel ritorno dei russi. Due segmenti ‘big spender’, con alta capacità di acquisto. Gli statunitensi si stavano riaffacciando sul mercato, ma è possibile che questo stato di guerra, così vicino a noi, possa intimorirli".

Per la numero uno di Federalberghi, è difficile fare previsioni. La speranza è nel turismo europeo. "Ci saranno tedeschi, nord-europei come i norvegesi, francesi e spagnoli, quest’ultimi recessione in atto, permettendo. Potremmo contare sugli italiani, amanti del buon cibo e vino, ma molto attenti al sorriso e al modo di essere accolti. Starà a noi vincere questa sfida con la nostra competenza e professionalità". Una linea condivisa anche da Leopoldo Conti, il titolare senese di Piccolo Hotel Etruria, Albergo Tre Donzelle e B&B Palazzo Bruchi che, rispetto all’imminente stagione turistica, appare preoccupato. "Rispetto all’estate 2021 stiamo partendo a rilento: in termini di percentuale abbiamo un 15-20% di camere prenotate, la booking window si è ridotta e gli ospiti preferiscono prenotare a ridosso per evitare eventuali complicanze dovute al Covid". Chi sceglierà Siena? "Registriamo una buona percentuale di italiani, specie nel weekend. Pochi europei, totale assenza di americani, brasiliani, cinesi e australiani, da sempre sono target di riferimento". Per Conti gli arrivi a singhiozzo sono colpa anche delle norme anti Covid, più rigide che negli altri Stati membri. "Dovremmo uniformarci al resto d’Europa. Francia, Spagna o Portogallo hanno aperto le loro porte al turismo. La scarsa comunicazione e i continui cambiamenti non aiutano nel processo di diffusione di una immagine sicura di un Paese pronto a ripartire".

Giulia Russo

© Riproduzione riservata

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