Ernest Hemingway in ospedale a Milano dopo le ferite riportate al fronte
Ernest Hemingway in ospedale a Milano dopo le ferite riportate al fronte

Montalcino (Siena), 23 gennaio 2019 - Si chiamava Fedele Pietro Angelo Temperini, aveva 26 anni, era nato a Montalcino, in un podere. L’8 luglio del 1918 fu dilaniato da un colpo di mortaio sparato dagli austriaci sull’argine del Piave. E, involontariamente, con il suo corpo fece da scudo a un giovane americano della Croce Rossa, arrivato al fronte come guidatore di ambulanze e dispensatore di sigarette e cioccolata per i soldati.

Quel giovane era Ernest Hemingway. Se, dopo aver passato sei mesi in un letto d’ospedale a Milano, ha potuto raccontare quell’esperienza nel suo indimenticabile Addio alle armi, se poi ha scritto capolavori della letteratura, da Per chi suona la campana ai 49 racconti e a Il vecchio e il mare, vincere il Nobel e il Pulitzer, diventare un mito, lo deve al sacrificio di Fedele Temperini. Che si prese quella granata nel petto, lasciando a lui solo le schegge.

Il nome del salvatore di Hemingway è stato svelato da James McGrath Morris sul Washington Post. Che ha prima raccontato in un libro l’amicizia tra Hemingway e Dos Passos durante la Grande Guerra. E poi, aiutato dallo storico Marino Perissinotto, ha fatto ricerche sui 18 nomi di soldati italiani che potevano aver incrociato lo scrittore. La ricerca si è ristretta al nome di Fedele Temperini da Montalcino, soldato del 69° reggimento della Brigata Ancona, morto a Fossalta.

«Ho passato due giorni all’anagrafe a trovare tracce di Fedele Temperini - racconta il sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli - dopo l’articolo sul Washington Post. E alla fine abbiamo trovato l’origine del soldato che salvò Hemingway. Era figlio di Pellegrino Temperini e Zelinda Marconi, nato l’8 febbraio del 1892. Il suo nome completo è Fedele Pietro Angelo, ha vissuto con la famiglia nel Podere il Giardino, in una piccola casa vicino al castello di Poggio alle Mura. Risulta deceduto durante la Grande Guerra. Poi la sua famiglia si trasferì in un altro podere. E si perdono le tracce dei Temperini».

Il sindaco non si è fermato ai registri del Comune, è andato anche a caccia di lapidi. Scoprendo che Fedele Temperini è ‘scolpito’ in due ricordi. «Sia nella lapide commemorativa nella chiesina di San Niccolò, per i sei caduti di Poggio alle Mura. Sia nella grande lapide sotto i loggiati del Sansovino, con i 240 morti di Moltalcino nella Grande guerra. A me ha fatto piacere che tra loro c’è un eroe che ha salvato la vita di un grande scrittore oltre a servire la Patria».