Fabrizio Landi (Di Pietro)
Fabrizio Landi (Di Pietro)

Siena, 26 marzo 2020 - Fabrizio Landi , presidente della Fondazione Tls, non riesce a nascondere l’orgoglio per quell’accordo siglato con l’Istituto Spallanzani su un progetto di ricerca che potrebbe trovare la terapia giusta contro il Coronavirus. E si coccola a distanza la dottoressa Claudia Sala che guida il team di otto ricercatori. "Lei ha accettato la nostra proposta di lavorare nei nostri laboratori. Era uno dei cervelli in fuga dall’Italia, è tornata da Losanna perché molto interessata alla proposta e alle ricerche condotte da Rino Rappuoli".
Il rimedio che potrebbe neutralizzare il Covid-19, la terapia che dovrebbe essere prodotta più velocemente delle altre, ha cominicato a prendere forma nei dialoghi tra Landi, Rappuoli e la dottoressa Sala. ""Un mese e mezzo fa Rino - racconta il presidente Tls - mi disse di essere convinto che la tecnologia del suo laboratorio sull’antibiotico-resistenza poteva avere uno sviluppo per la cura del coronavirus. Era la terza via rispetto ai farmaci antivirali, come quello contro l’artrite reumatoide, che si usano per curare la polmonite, o rispetto alle ricerche delle industrie farmaceutiche per sintetizzare una molecola capace di uccidere un virus che si insinua nelle cellule dei polmoni".
Antivirali e farmaci hanno la controindicazione dei tempi lunghi, nonostante le priorità per l’epidemia assegnate dall’Oms. "La terza via era quella di trovare nei pazienti già guariti - spiega Landi - gli anticorpi giusti per neutralizzare il virus. Per poi clonarli, industrializzarli e farli diventare una terapia. Il vantaggio rispetto ai vaccini è che basta prendere il farmaco e neutralizzare il virus e puoi farlo anche se sei malato. Mentre il vaccino devi farlo prima di essere contagiato".
Da qui è partito il progetto e l’accordo siglato con l’Istituto Spallanzani. Che fornirà il sangue dei pazienti guariti da cui ‘estrarre’ gli anticorpi. Ma Fabrizio Landi è andato ancora più in là e inserisce il progetto in una visione globale. "In Europa abbiamo commesso un grave errore, sacrificare sull’altare dei costi più bassi produzioni strategiche di dispositivi medici. I ventilatori per le terapie erano prototipi italiani. Ora si fanno solo in Cina come le mascherine. Quando supereremo questa emergenza, l’Unione europea dovrà avere una visione diversa".
Cosa c’entra con il progetto sugli anticorpi? "Quando scoppiò l’epidemia della Sars - ricorda Landi - l’allora ministro della Salute ordinò alla Novartis di produrre 70 milioni di dosi di vaccino. Furono prodotti nello stabilimento di Torre Fiorentina, ma quelle dosi non furono utilizzate perché l’epidemia cessò con l’estate. Quello stabilimento è stato lasciato da Gsk, ho in mente di riattivarlo per produrre le terapie a base di anticorpi".