
Colle: incontro senza un candidato. Toticchi resta fuori per protestare
Quattro, anzi no, tre + uno. Già agitata da polemiche, proteste, attacchi personali, accuse e perfino querele, la più lunga e divisiva campagna elettorale della già turbolenta storia delle campagne elettorali colligiane, ha riservato un altro colpo di scena: il confronto a quattro del Teatro del Popolo fra gli aspiranti a Palazzo Renieri è stato in realtà un confronto a tre, dal momento che Claudio Toticchi, candidato sindaco della lista ‘Colle Insorge’, non è neppure salito sul palcoscenico, restando fuori dal teatro con gli altri componenti della lista e i suoi simpatizzanti, in segno di protesta contro i 500 euro richiesti ad ogni comitato elettorale. La sala era stata concessa gratuitamente dal Comune, ma il grande afflusso previsto (oltre 1000 le persone in effetti presenti) aveva richiesto l’allestimento aggiuntivo di un maxi schermo in piazza Unità dei Popoli, con l’impiego di personale preparato. "Pagare per partecipare a un dibattito politico è anticostituzionale – ha affermato Toticchi – ma, oltre a questo, è un po’ come essere invitati a cena e sentirsi poi chiedere il pagamento di servizio e coperto. Per queste ragioni abbiamo deciso di non entrare in teatro. A onor del vero, devo dire che gli altri comitati elettorali hanno capito la nostra posizione e si sono perfino offerti di versare i 500 euro al posto nostro, e li ringrazio per questo, ma il problema non è il denaro, che ci sarebbe stato anche se la cifra è uguale a circa metà stipendio mensile di un nostro candidato: è un fatto di principio a cui non intendiamo derogare e preferiamo spiegare ai colligiani il nostro programma, insieme alla nostra scelta, restando fuori". Dentro, con la moderazione della giornalista Irene Chiti, tutto è filato liscio, sia pure con qualche punzecchiatura, educata ma non priva di veleno, fra Riccardo Vannetti e Piero Pii, fin quasi alla fine del dibattito, quando il clima in sala si è decisamente scaldato. Come si fa a decidere chi ha vinto un confronto: ogni decisione non sarebbe altro che un parere personale, per di più inevitabilmente influenzato dalle posizioni politiche di ognuno, e il vecchio ‘applausometro’ è solo una datata (e poco attendibile) invenzione per show televisivi del sabato sera. Ad un certo punto della serata, il Teatro del Popolo è sembrato quasi trasformarsi in uno stadio, dove due delle tre ‘tifoserie’ hanno cercato di sopraffarsi sonoramente l’una con l’altra, col solo risultato di impedire ai più di capire cosa l’oratore stesse dicendo in quel momento