Un cane con un collare elettrico (foto d’archivio)
Un cane con un collare elettrico (foto d’archivio)

Siena, 19 marzo 2021 - Non va incontro a una condanna penale chi mette al proprio cane un collare elettrico, se non vi sono segni di sofferenza provocata all'animale. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha assolto "perché il fatto non sussiste" un uomo, proprietario di un cane da caccia, il quale era stato invece condannato dal tribunale di Siena al pagamento di una multa di 2mila euro per il reato previsto dall'articolo 727 del codice penale inerente il "maltrattamento di animali".

La terza sezione penale della Corte ha accolto il ricorso della difesa dell'imputato, nel quale si sosteneva che la motivazione della sentenza di condanna era "inadeguata", in quanto il cane non aveva "segni di lesione sul collo" e godeva "di ottima salute". Inoltre, nel ricorso si sottolineava che "il modello di collare rinvenuto sull'animale puo' essere utilizzato anche per emissione di solo impulsi sonori e per la localizzazione dell'animale medesimo sicche' in mancanza dell'accertamento di un pregiudizio concreto per il cane difetterebbe l'elemento oggettivo del reato, che non puo' essere integrato dalla mera applicazione del collare sull'animale". I giudici del 'Palazzaccio', nella sentenza depositata oggi, rilevano che "la condotta vietata, oggetto di incriminazione, non e' la mera apposizione sull'animale del collare elettronico, ma il suo effettivo utilizzo, nella misura in cui cio' provochi 'gravi sofferenze': evento del reato da intendersi nell'insorgere nell'animale di patimenti psico-fisici, in assenza dei quali si fuoriesce dal perimetro di tipicita'".

Nel caso in esame, si ricorda nella sentenza, il cane, che, come accertato dai carabinieri forestali, aveva indosso due collari - uno per il "richiamo acustico" e uno "munito di due elettrodi in grado di dare piccole scosse grazie a un telecomando che non venne rinvenuto" - venne, a seguito di una visita veterinaria, "trovato in buona salute e senza segni cutanei all'altezza del collo", ne' con "problematiche di udito cagionate, in ipotesi, dagli impulsi sonori", elementi che "ove presenti, sarebbero stati indicativi non solo del concreto utilizzo del collare - conclude la Corte - ma anche e soprattutto delle gravi sofferenze patite dall'animale quale conseguenza di quell'utilizzo".