Siena, 15 luglio 2020 - «Delle inchieste non parlo», l’incipit di Antonio Sangermano che guida la procura per i minorenni di Firenze. E coordina anche la nuova indagine-costola di quella battezzata Delirio, che nell’ottobre scorso aveva scosso Siena e l’Italia per i video pedo-pornografici trovati nei telefoni dei ragazzini, gli inni al razzismo e al nazismo, le immagini scioccanti. Venticinque indagati in 13 province d’Italia, compresa la nostra, dal nord al sud.

Procuratore, non parliamo delle indagini. Soffermiamoci sul fenomeno generale visto dal suo osservatorio particolare. I genitori dovrebbero controllare di più i cellulari e i computer dei loro ragazzi?

Posso porre un problema di carattere generale sull’esigenza che i genitori vigilino attentamente sull’uso dei social network da parte dei figli minori. Occorre che parte integrante dei doveri genitoriali diventi la supervisione sui cellulari dei ragazzi che sono vere e proprie fotografie della loro anima».

Addirittura lo specchio dell’anima...

«Lì dentro c’è tutto. Io definisco i cellulari appendici esistenziali o, se vuole, proiezioni esistenziali dei nostri figli. La radiografia dell’anima di un minore. Ed è un dovere dei genitori conoscere chi ha messo al mondo».

Viene da dire che i giovani hanno bisogno di essere aiutati e guidati dagli adulti.

«Il dato preponderante non risulta l’attenzione morbosa rivolta al sesso quanto piuttosto alla violenza. Quando c’è l’immagine di un bambino di colore che beve in una pozzanghera e sotto si commenta ‘nesquik’ si prende in giro la povertà. Quando si fanno certi apprezzamenti a commento del volto di Anna Frank si devia sul razzismo. E così via. Ecco, sta divampando l’esaltazione della violenza di cui la pedo-pornografia è soltanto un epifenomeno. Ripeto, oggi non è tanto il dato sessuale a preoccupare ma l’esaltazione di qualsiasi forma di violenza da parte degli adolescenti. Anche sugli animali, per esempio».

Insomma, il sesso finisce quasi per passare in secondo piano.

«Calma. Ribadisco che ad eccitare è più la violenza che, appunto, la sessualità. Ciò non toglie che tutti dobbiamo riflettere, per esempio, sull’accesso indiscriminato ai siti pornografici. Non è normale che un ragazzino di 14-15 anni possa tranquillamente entrarvi e guardarsi tutti i film a luci rosse che desidera».

Il ruolo dei genitori è oggi ancora più fondamentale stando a quanto lei rileva. Ma le famiglie bussano alla vostra porta?

«Lo sa quale è il motivo per cui rendo pubbliche certe vicende, senza ovviamente i particolari per tutelare i minori? Per indurre i genitori a modificare la loro sensibilità rispetto a tali temi».

Una tattica che sta dando frutti?

«Le denunce stanno arrivando, se è questo che intende».

Si espongono più le madri o i padri? «Molte le madri che segnalano episodi e problemi».

Siamo dunque sulla buona strada?

Sì, tuttavia c’è ancora molto da lavorare per scoprire e annientare quell’oceano di dolore che è il Deep web, quel contesto internet criptato dove circolano immagini e video di violenza efferata».

Cosa serve in primis?

«Occorrono leggi di carattere europeo e direttive di respiro mondiale che impediscano l’accesso a una tale mostruosità. Qui si rischia un altro olocausto, quello dei bambini».