
Il ministro Giancarlo Giorgetti
La notizia non è un fulmine a ciel sereno, perché accordi con l’Europa e piani erano già chiari. "La scarpetta è pronta, il 2024 credo debba essere l’anno buono", aveva detto ad aprile il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a proposito della cessione delle quote di Banca Mps ancora in mano allo Stato. Ieri la nuova precisazione, con un orizzonte temporale che si è ristretto: "Prevediamo entro fine anno di collocare un‘altra quota, la prospettiva è creare un progetto industriale nel medio periodo perché è quello che ci richiede il sistema". A ruota il direttore generale del Tesoro Marcello Sala ha parlato di "un’altra tranche entro la fine dell’anno, dipenderà dalle situazioni di mercato". Non si dovrebbe dunque andare alla cessione totale del 26,73 per cento ancora del Mef.
Guardando al percorso fatto, Giorgetti ha osservato che Mps "è un esempio di successo che ha beneficiato di condizioni particolari", con riferimento alla situazione dei tassi che "ha consentito di uscire da questa situazione brillantemente". Lettura forse monca di una parte dell’analisi, perché oltre ai tassi, Banca Mps ha raggiunto gli ultimi risultati (1.159 milioni di utile nella semestrale) con le scelte del management, il ritorno al suo profilo di banca commerciale e l’impegno dei dipendenti, anche a fronte delle corpose uscite di personale.
È anche per questo che il ministro Giorgetti oggi può rivendicare che "l‘operazione è riuscita, ora per mettere la ciliegina sulla torta Mps può e deve diventare un player nel sistema bancario italiano". E Sala può precisare: "Un anno e mezzo fa l’opzione era solo ristrutturare una banca, ora ci sono più opzioni: si può scegliere tra terzo polo, stand alone, banca regionale, un’aggregazione".
Orlando Pacchiani