L'ad di Banca Mps Morelli
L'ad di Banca Mps Morelli

Siena, 2 agosto 2019 - Gli utili sono in calo rispetto al primo semestre del 2018, i ricavi complessivi sono in flessione del 9,3% e si attestano a 1,549 miliardi di euro, ma per l’amministratore delegato di Banca Mps, Marco Morelli, i risultati raggiunti nei primi sei mesi del 2019 sono soddisfacenti. «Lo scopo del management - è il mantra di Morelli - è raggiungere gli obiettivi percorendo traiettorie sostenibili, sia sul conto economico che sullo stato patrimoniale. E senza mettere sotto pressione la rete commerciale. Lo scenario macroeconomico oggi è molto più confuso e meno rassicurante rispetto all’anno scorso». Un giudizio incontestabile.

Visto che la confusione sotto il cielo è grande, aver archiviato il semestre con un utile netto di 93 milioni, nonostante 140 milioni di componenti negative (compresi i 45 milioni pagati a Juliet per rescindere il contratto), può considerarsi un buon traguardo. Anche perché da aprile a giugno la banca ha recuperato qualche punto di redditività, visto che l’utile netto del secondo trimestre è stato pari a 65 milioni. Se raffrontiamo i numeri con i 289 milioni dell’utile netto del semestre 2018, il calo è pesante. Ma erano altri tempi, l’orizzonte era più sgombro da nubi.

«Quando si parla dei nostri risultati finanziari - è un altro dei refrain di Morelli - bisogna tenere presente dove eravamo. Possiamo fare ancora molto e di meglio, arriveremo al punto in cui le poste del conto economico miglioreranno ma non dimentichiamo da dove siamo partiti».

Su due fronti, però, il Monte dei Paschi ha accelerato. Il primo è quello dei crediti deteriorati. Dopo i 700 milioni di euro di npl ceduti a Illimity Bank di Passera, ieri altri 455 milioni sono stati venduti a Cerberus. E i vertici di Rocca Salimbeni si libereranno di altri 2 miliardi di crediti difficili da qui alla fine del 2019. «L’accelerazione sul fronte dello smaltimento delle sofferenze è un risultato assolutamente incoraggiante, il lavoro del gruppo è stato notevole» fa notare Morelli.

L’altro obiettivo è la cessione del portafoglio immobiliare. «Il 12 luglio abbiamo lanciato una gara per cedere il nostro portafoglio immobiliare: abbiamo già ricevuto 60 manifestazioni di interesse per tutto il portafoglio e altre 20 per alcune parti. Fisseremo come nuova data il 16 settembre e dopo quella scadenza selezioneremo una rosa di potenziali acquirenti». Il pacchetto in questione vale sui 500 milioni di euro e comprende immobili di pregio come Palazzo Rondinini a Roma e Palazzo Orlandini del Beccuto a Firenze.

Due traguardi che potrebbero contribuire ad agevolare l’uscita del Governo dal capitale. «Considerato il fatto che il Tesoro è obbligato ad annunciare la sua strategia di uscita entro il 2019, i target che riusciremo a raggiungere verranno presi in considerazione dal Mef».