Antonella Mansi, scelte di coraggio. Salvò la Fondazione con un rifiuto

Una foto una storia Designata presidente nel settembre 2013, disse no sui tempi dell’aumento di capitale

Antonella Mansi, scelte di coraggio. Salvò la Fondazione con un rifiuto
Antonella Mansi, scelte di coraggio. Salvò la Fondazione con un rifiuto

Era il 2 settembre 2013 e Antonella Mansi diventava il nuovo Presidente della Fondazione Mps. Fu definita una scelta coraggiosa ed innovativa. Lo fu veramente. Una scelta all’unanimità della Deputazione che segnava una svolta, forse una delle poche realmente decise. Ma fondamentale. Oggi, con il filtro della storia che ci fa vedere in modo oggettivo, possiamo dire che con il suo mandato inizia un anno cruciale per la crisi non solo della Fondazione ma di tutta la città. Una crisi economica e morale, se vogliamo anche fortemente psicologica.

Eccola ritratta al tavolo di lavoro dalla macchina fotografica di Augusto Mattioli. A maggio dell’anno dopo era già in odore di dimissioni. Eppure molte cose erano cambiate. Salvando il salvabile. Ma la cura Mansi aveva funzionato. Il suo compito era di mettere in sicurezza il patrimonio della Fondazione così cara ai senesi. Ma la medicina da prendere era indubbiamente forte e i tagli inevitabili.

La Siena che viveva di sogni era già dietro l’angolo. Dopo di lei si poteva guardare avanti, senza più i debiti con le Banche e gli Enti Locali, con un patrimonio liquido, dichiarato alla sua uscita, di 450 milioni, che permise all’Ente di partecipare alla successiva ricapitalizzazione da 5 miliardi della Banca e soprattutto di poter diversificare gli investimenti.

Antonella Mansi, sempre molto diretta, pratica e senza tanti giri di parole, aveva a maggio 2014 già deciso di lasciare, pensando di aver esaurito la sua funzione. L’aver liquidato gran parte della quota dell’ente nella Banca Mps, questa è storia oggi, ne aveva di fatto scongiurato il fallimento. Le amputazioni, a volte, salvano il resto del corpo. E così è stato. La sua rinuncia a ricandidarsi non passò inosservata, fece notizia almeno quanto il successivo arrivo di Marcello Clarich. Lei fu formalmente dimissionaria dal 1° agosto.

Tornò al suo lavoro, all’essere manager, alla sua primaria vocazione. Tanti i meriti: non aver mai partecipato alle poco goldoniane "baruffe senesi", aver conquistato subito la fiducia dei colleghi in deputazione, essersi sempre ritenuta in prestito a Siena, nonché aver accettato di aver partecipato ad una sfida non certo semplice. E scusate: aver fatto portare a Siena la pelle a casa. Ma soprattutto onore all’aver superato la sindrome dell’azionista di controllo, uno dei mali della nostra piccola civiltà, ricordando sempre, in molte interviste, che far parte del governo di un Ente non è certo un mestiere, ma una occasione di servizio al territorio.

Massimo Biliorsi