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14 mag 2022

Allarme peste suina La Cinta è a rischio

Nella nostra regione ci sono circa 124mila capi che possono essere infettati "Servono regole severe"

La popolazione suina che rischia di più è quella per insaccati Dop come la Cinta
La popolazione suina che rischia di più è quella per insaccati Dop come la Cinta
La popolazione suina che rischia di più è quella per insaccati Dop come la Cinta

Anche la cinta senese è a rischio con la peste suina o perlomeno dovrà contare i danni. L’allarme è lanciato da Cia Toscana. "Le regole per il contenimento della peste suina africana sono un classico ‘due pesi e due misure’ – dicono gli agricoltori toscani –. Se il caso di Psa riguarda zone rurali come nel caso di Liguria e Piemonte, si adottano le massime misure restrittive, con chiusure di interi comuni ad ogni tipo di attività, agricola, forestale e turistica. Se il caso di peste suina avviene in una città, come accaduto a Roma, basta pulirsi le scarpe prima di rientrare a casa e di chiusure neanche l’ombra. Così non può andare, dal momento che si mette in crisi un settore fondamentale dell’economia agricola nazionale".

In Toscana, si diceva, è a rischio la cinta senese. La Toscana conta, infatti, 124.256 capi a rischio contagio dal virus, che dal cinghiale selvatico si trasmette rapidamente alla popolazione suina (letalità maggiore del 90%), mettendo a repentaglio la produzione italiana di insaccati e rinomati prodotti Dop, come appunto la Cinta senese. La diffusione in Toscana comporterebbe, inoltre, la macellazione d’emergenza in via cautelativa di tutti quei suini allevati allo stato semi-brado, più a rischio di contrarre l’infezione (circa 25mila). Per Cia, questo sarebbe un grave danno anche alla biodiversità, con la distruzione di razze autoctone italiane che costituiscono un patrimonio unico sotto il profilo sociale, biologico, culturale ed economico.

In assenza di un adeguamento nella Capitale della normativa ministeriale vigente, Cia teme una rapida diffusione della peste suina che potrebbe rapidamente dilagare in altri parchi laziali e da qui poi arrivare in Maremma, contagiando tutta la popolazione suina. Grave la ricaduta economica stimata: circa 200 milioni di euro, valore della produzione del settore nelle due Regioni (Lazio e Toscana), cui si potrebbe aggiungere anche l’Umbria.

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