
Si è spento a 92 anni, antesignano della cultura dell’accoglienza
Grande e diffuso cordoglio ha suscitato a Montepulciano la notizia della scomparsa, a 92 anni e mezzo, di Sergio Ercolani, conosciuto come ‘il Pulcino’. Come ha scritto sui social il Consorzio del Vino Nobile, Ercolani era stato storico produttore del pregiato rosso Docg e precursore del turismo enogastronomico della città. È proprio questo secondo aspetto che ne ha fatto una figura di riferimento per il territorio: già funzionario di banca (era direttore della filiale di Chianciano della Banca popolare di Montepulciano), lasciò la sicurezza di un buon posto fisso, con cinque figli ancora piccoli (e la sesta in arrivo), per dedicarsi a tempo pieno all’attività di accoglienza e ristorazione, sempre con soluzioni talmente innovative da poter essere definire rivoluzionarie.
Hanno fatto epoca l’apparecchiatura con fogli di spessa carta gialla (e carta oleata) al posto delle tradizionali tovaglie e stoviglie, e il menù self-service, che snelliva i tempi delle ‘comande’ e indicava subito agli avventori il costo del pasto. Aveva poi creduto, tra i primi, nella forza, anche suggestiva, di prodotti naturali, tipici del territorio, come le lumache, allevate intensivamente e proposte nei menù, o il fiore di rosa selvatica, detta ‘canina’. E, offrendo ai curandi, oltre al buon cibo e al buon bere, anche l’intrattenimento, aveva anche saputo ‘cavalcare’ la grande onda del turismo termale di Chianciano.
In realtà, aveva precocemente mostrato talento imprenditoriale e voglia di indipendenza quando, ancora studente di ragioneria, si era organizzato con un ‘banchino’ in piazza Grande, dove vendeva fotografie del posto e fossili ai rari turisti dei primi anni ’50. Aveva aperto, immediatamente dopo, anche un’attività antiquaria. L’ampliamento, nel corso degli anni, attraverso investimenti coraggiosi e lungimiranti, della rete dei locali, ha consentito all’intera famiglia, figli e nipoti inclusi, di essere impegnata nelle attività da lui avviate.
E chi non lo è, ha comunque tratto da quell’inconfondibile impronta imprenditoriale risorse per affermarsi in altri campi. Non si era mai comportato da manager, semmai da capo-famiglia, e con l’avanzare degli anni aveva lasciato emergere una gentilezza d’animo e di comportamento che lo ha accompagnato fino alla fine. La morte è intervenuta a seguito di un repentino peggioramento delle sue condizioni fisiche, la cerimonia funebre è stata celebrata, in forma privata, nella chiesa di Villa Bianca. Lascia la moglie, Gabriella Matassini, sua brillante e instancabile compagna di vita e di attività.