Siena, 12 maggio 2018 - Alcune bende coprono il volto di Michael Cariglia. La parte destra. E’ lì che l’acido ha inciso forte. Non basteranno i 30 giorni di prognosi indicati per adesso dai medici. Ne serviranno molti di più. «Sono veramente provati, lui e la moglie. Mesi in fuga e poi le ferite, non solo fisiche ma morali. Profonde. Mai potranno essere rimarginate», spiega l’avvocato Cristina Bartaloni. Segue Michael e Azzura Moreci dall’inizio di questo calvario. «I danni lasciati dalla se conda aggressione sono ancora in fase di trattamento medico, servità tempo. Per fortuna c’era vicino una fontanella ed è corso a lavarsi. Ciò ha determinato una riduzione degli effetti dell’acido che – prosegue il legale – ha preso il collo e una parte del mento».

Michael, cosa ha pensato la prima volta, quando le hanno gettato l’acido solforico addosso. Ha capito immediatamente di cosa si trattava?

«Appena l’uomo si è avvicinato ha detto ‘pedofilo’. Quindi ho realizzato subito che era stato mandato da mia suoeera. Ho compreso di che sostanza si trattava perché ho sentito bruciare la pelle».

La fuga a Torino non è bastata: l’hanno trovava di nuovo. Allora ha temuto seriamente per la sua vita?

«Sì, sono andati vicini a prendermi negli occhi. Potevo diventare cieco. Ho avuto paura».

Quanto accaduto ha incrinato in qualche modo la vostra unione?

«No, anzi l’ha rafforzata. Loro ( i suoceri, ndr) hanno pensato questo ma si è rafforzata più di prima».

Dove vi siete conosciuti?

«A Torino nel 2014».

Quando cammina ora si guarda alle spalle?

«Sempre. Sia io che mia moglie»

Cosa chiedete alle istituzioni adesso?

«Chiediamo che queste due persone, se sono malate o se una di loro lo è, vengano curate. Che inoltre ci proteggano fino a quando non avranno preso gli esecutori. Devono aiutarci».

Azzurra Moreci non molla il marito neppure per un attimo. «Quando mio padre ha mandato il messaggio che dovevo preparare il vestito nero cosa ho provato? Paura. So bene che è una persona pericolosa. Quindi ho temuto che facessero anche peggio».Gli investigatori non hanno escluso che la coppia sarà costretta a cambiare nome. «L’ho già fatto – risponde la giovane –, mutando il cognome con autorizzazione del prefetto nel 2015 per fatti accaduti durante la mia infanzia (assumendo quello della nonna, ndr). Mi informerò per chiedere il disconoscimento anche da mia madre». Impossibile non chiedere se, dopo quanto avvenuto, hanno pensato al caso di Gessica Notaro e Lucia Annibali. «Sì, la nostra preoccupazione è che si possa possa ripetere», conclude la coppia.

Adesso vivono in un appartamento protetto. Ma non potranno restare qui ancora a lungo. Probabilmente saranno costretti ad andare fuori Toscana. Almeno finchè gli autori delle aggressioni a Michael Cariglia non saranno assicurati alla giustizia. «Soprattutto sono senza lavoro. Soltanto così torneranno a vivere. Sarebbe bellissimo se qualcuno tendesse loro una mano», conclude l’avvocato Bartaloni.