Prato, 5 settembre 2021 -  Ci sono i sanitari e i tecnici sanitari convinti no vax e l’Asl sta già inviando le sospensioni per inosservanza dell’obbligo vaccinale. Ma ci sono anche quegli operatori della sanità che, loro malgrado, si trovano in un limbo dal qual nessuno sa come farli uscire. Vaccinati con una dose e poi contagiati dal Covid, al momento non hanno il green pass, che dal 6 agosto e poi dal primo settembre, è diventato indispensabile per vivere, frequentare posti pubblici, usfruire di servizi di trasporto. Per loro, il danno, perché hanno contratto il virus.

E la beffa, perché dopo aver telefonato perfino al Ministero della Salute, non riescono ad ottenere il passaporto verde, per i soliti inghippi burocratici. E’ la storia di Marcello, 61 anni, tecnico radiologo in un istituto privato cittadino e di un infermiere di 31 anni residente a Firenze, che presta servizio all’ospedale Santo Stefano.

«Ho ricevuto la prima dose di Pfizer il 15 febbraio al Santo Stefano - racconta Marcello -. La seconda sarebbe stata l’8 marzo, ma poi il primo marzo risulto positivo al Covid e sono ricoverato per quindici giorni. Una volta dimesso sono stato a casa per cinque mesi: mi sono negativizzato l’8 giugno".

La ricerca degli anticorpi, fatta a luglio, ha evidenziato "un valore pari a 2665. Una bella notizia, ma la sopresa amara è stata che il mio green pass ha la scadenza il 28 agosto e dopo il nulla. Ho telefonato al Ministero per avere delucidazioni: mi hanno detto che il Cts sta vagliando sui casi come il mio. Per l’Asl non devo fare la seconda dose considerati i valori anticorpali". Una non risposta per Marcello che fa un tentativo sul portale vaccinale: "Provo a prenotare la vaccinazione, ma il sito non mi permette di fissare perché a mio carico risulta una prenotazione già attiva. Si tratta di quella dell’8 marzo che non ho mai ricevuto perché ero in ospedale infettato dal Covid - conclude - Una situazione paradossale in cui viene sacrificata la mia libertà di cittadino: dovrei farmi un tampone per andare al cinema, per andare in un locale pubblico e per il lavoro...".

Stessa odissea per l’infermiere del Santo Stefano, assunto a tempo indeterminato nell’aprile 2020 per la pandemia, e vaccinato con prima dose Pfizer al Torregalli il 12 gennaio scorso. Anche lui al controllo del tampone del 13 gennaio risulta positivo, entra in isolamento fino alla negativizzazione del 2 febbraio.

"Ho ripreso a lavorare normalmente. Poi quando si è iniziato a parlare di green pass lo ho trovato sulla piattaforma Io, legato alla guarigione dal Covid. Era il 30 giugno: validità fino al 12 luglio". La ricerca degli anticorpi ne ha rivelati 1400. "Non posso fare la seconda dose come libero cittadino perché sulla piattaforma mi riconosce come infermiere e se provo come infermiere risulto che ho già il fascicolo vaccinale aperto e mi dà errore. Sono pronto a fare anche la terza e quarta dose pur di uscire da questa situazione. Per il Governo non sono in regola, ma ho fatto tutto quello che mi è stato richiesto".

Più volte ha contatto il 1500: "Mi dicevano che il Governo stava cercando una soluzione per casi come il mio - prosegue - E’ stato difficile fare anche le ferie in agosto senza il green pass ufficiale". Una scappatoia l’ha trovata: "Nel fascicolo sanitario ho trovato una scheda, poi scomparsa, in cui si attesta la prima dose e la successiva infezione da Covid. Si dice che ho la copertura fino al 10 ottobre. Ho riprodotto questa scheda e la mostro ogni qualvolta mi viene chiesto il green pass. In queste condizioni ci sono almeno altri 5-6 colleghi. E’ un problema anche andare a mensa".

Sara Bessi