REDAZIONE PRATO

Uccise il marito malato. Anziana alla sbarra. E’ ancora ai domiciliari. Chiesta la perizia

Partito il procedimento in Corte di Assise per Annamaria Mascii, 83 anni. Soffocò il compagno di una vita affetto da Alzheimer e tentò il suicidio.

Partito il procedimento in Corte di Assise per Annamaria Mascii, 83 anni. Soffocò il compagno di una vita affetto da Alzheimer e tentò il suicidio.

Partito il procedimento in Corte di Assise per Annamaria Mascii, 83 anni. Soffocò il compagno di una vita affetto da Alzheimer e tentò il suicidio.

E’ ancora agli arresti domiciliari nella sua casa di Vernio, la stessa dove il 29 settembre di un anno fa uccise il marito soffocandolo con un cuscino e poi tentò di togliersi la vita accoltellandosi alla gola. Si è aperto ieri in Corte di Assise il processo a carico di Annamaria Mascii, 83 anni, assistita dall’avvocato Alberto Rocca, accusata di omicidio volontario. L’anziana ha confessato l’omicidio del marito, Roberto Elmi, 87 anni, gravemente affetto di Alzheimer, spiegando di averlo fatto "perché non poteva più vederlo soffrire in quel modo". Il processo è stato aperto e subito rinviato. La difesa ha chiesto che l’anziana venga sottoposta a perizia psichiatrica per stabilire la sua capacità di intendere e di volere all’epoca della tragedia, avvenuta il 29 settembre 2024 nella villetta a schiera nella centrale via Bisenzio, dove Mascii viveva con il marito, autotrasportatore ed ex pugile, da una vita. La Corte si è riservata la decisione ma, nel frattempo ha accolto i testi della difesa: alla prossima udienza saranno sentiti il figlio della coppia, il medico curante della signora e il consulente di parte. Il pubblico ministero, Alessia La Placa, ha rinunciato ai suoi testimoni. L’udienza è stata rinviata a fine ottobre quando, oltre all’ascolto dei testimoni, la Corte deciderà se disporre una nuova perizia psichiatrica oppure no. L’anziana venne arrestata immediatamente dopo il fatto e fu ricoverata in ospedale per le ferite che si era autoinferta sul collo. Una ventina di giorni dopo tornò nella sua casa di Vernio dove è tuttora ristretta ai domiciliari.

All’epoca del fatto si parlò di una tragedia dettata dalla disperazione. Un dramma che nessuno poteva prevedere ma che può accadere quando le famiglie si trovano sole e costrette ad accudire persone care gravemente malate. E’ in questo contesto di dolore, sofferenza e disperazione che si è consumata la tragedia di Roberto Elmi e Annamaria Mascii. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l’anziana soffocò il marito con un cuscino nella camera da letto. Poi prese un coltello in cucina e lo rivolse contro se stessa nel tentativo di togliersi la vita. A dare l’allarme fu il figlio della coppia (che all’epoca viveva a Porretta Terme), allarmato in quanto i genitori non rispondevano al telefono. Sul posto arrivarono i soccorritori, l’ambulanza del 118 con il medico e i carabinieri della vicina stazione. La preoccupazione del figlio era fondata: i sanitari trovarono la donna a terra ferita mentre il marito giaceva nel letto privo di vita. Per fortuna l’anziana, nel tentativo di uccidersi, si ferì solo di striscio. L’anziana confermò subito la dinamica di quanto accaduto al pm di turno e parlò dei problemi di salute del marito: da oltre un anno Elmi era affetto da Alzheimer. Era completamente cambiato, era diventato difficile da gestire e accudire tanto da gettare la moglie nella disperazione. Una tristezza e un dolore immensi per l’anziana che tutti i giorni vedeva il marito cambiato, estraniarsi, soffrire. Per lei fu un peso insostenibile tanto da arrivare al gesto estremo di ucciderlo e tentare di togliersi la vita lei stessa, per seguirlo e restargli accanto come aveva fatto per tutta la vita.

La procura aprì un fascicolo. "Un atto dovuto" in quanto, nonostante la pietà che si può provare in casi simili, tecnicamente si tratta di omicidio volontario. Il processo stabilirà le responsabilità dell’anziana, se veramente ci sono.

Laura Natoli