Tutti a Figline: Donatello, Dante e Malaparte. Ma che "tridente"

Tutti a Figline: Donatello, Dante e Malaparte. Ma che "tridente"
Tutti a Figline: Donatello, Dante e Malaparte. Ma che "tridente"

Nel 1443, negli anni in cui lavorava al Pulpito del Duomo di Prato, Donatello aveva comprato una casa a Figline. Come mai? Ovvio, per ispezionare le cave di marmo verde del Monteferrato. Da Figline passava spesso nei primi anni del Novecento anche Curzio Malaparte, che abitava a Santa Lucia, ma gli piaceva salire su alle Sacca, discendere giù a Vainella, fare un salto a Figline e poi seguire la strada sterrata lungo la Bardena fino a Galceti. E qui entra in gioco Dante. Sì, perché Malaparte era convinto che Dante fosse sceso all’Inferno, come scriveva in un racconto, "per una cava di marmo verde, oggi abbandonata, nel folto della pineta di Galceti". Pura immaginazione, fantasie di uno scrittore innamorato della sua città? Per i figlinesi no: sono sicuri che anche Dante sia passato da Figline.

A rafforzare questa convinzione c’è Giulio Ferroni, famoso professore di letteratura italiana dell’Università di Roma, che martedì alle 21, sarà presente nella Pieve di Figline per presentare il suo libro "L’Italia di Dante" insieme a don Giuseppe Billi e allo storico pratese Walter Bernardi. Ferroni ha scritto infatti che quando nella Divina Commedia Dante parla di "Fegghine" non si riferiva a Figline Valdarno, ma alla nostra Figline. Forse Dante non era passato da Figline, come voleva Malaparte, per verificare se poteva scendere all’Inferno, ma lo aveva fatto per vedere anche lui, come avrebbe fatto Donatello, le cave di marmo verde di Monte Piccioli con cui era stato abbellito il suo "bel San Giovanni", il Battistero fiorentino dov’era stato battezzato. E allora aveva sicuramente anche ammirato la nostra Pieve di San Pietro a Figline, che era già stata costruita intorno alla metà del 1100, un secolo prima della cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore.