Tribunale
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Prato, 16 aprile 2019 - Tre ore in cui il ragazzino ha ricostruito tappa per tappa la relazione avuta con quella donna molto più grande di lui, da cui ha avuto un figlio che ora ha sette mesi. Tre lunghe ore durante le quali il quindicenne è apparso tranquillo e ha risposto a tutte le domande del gip Francesca Scarlatti arricchendo di particolari importanti la ricostruzione dei fatti emersa dalle indagini della squadra mobile. Risposte che hanno confermato in toto le accuse, compresa la collocazione nel tempo del primo rapporto sessuale avvenuta quando aveva 13 anni.

Nessuna contraddizione ma una ricostruzione apparsa credibile e coerente della relazione avuta con la operatrice socio sanitaria di 31 anni agli arresti domiciliari per atti sessuali con minore (prima e dopo il compimento dei 14 anni, aggravata dal ruolo di educatore che l’indagata aveva in quel momento) e violenza sessuale su minore per induzione.

Il ragazzino è arrivato in tribunale scortato da due agenti della Questura in borghese e accompagnato dalla mamma ed è entrato nel palazzo di giustizia passando da una entrata secondaria in modo da evitare fotografi e telecamere. Il giovane è stato ascoltato nella stanza delle audizioni protette in quanto minore alla presenza di uno psicologo e del gip Scarlatti.

I pm titolari dell’inchiesta, Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri, insieme ai legali della donna, Mattia Alfano e Massimo Nistri e all’avvocato dei genitori dell’adolescente, Roberta Roviello, hanno assistito all’interrogatorio in una stanza attigua sentendo la voce e potendo rivolgere solo poche domande al ragazzo – come da prassi – attraverso la mediazione del giudice, unico che può rivolgere domande al minore.

L’incidente probatorio è stato un passaggio importante per tutta l’inchiesta, l’ultimo, per allineare i tasselli mancanti e su cui l’indagata aveva fornito una versione diversa da quello che emergerebbe dalle carte. Fondamentale è stata la ricostruzione del primo rapporto sessuale fra i due. Il ragazzo lo ha datato nella primavera del 2017, ossia quando la donna gli impartiva lezioni di inglese per preparare la tesina in vista dell’esame di terza media. La donna lo aveva conosciuto in palestra e si era offerta di dargli ripetizioni quando aveva saputo delle difficoltà dello studente in inglese. Alla madre aveva chiesto appena cinque euro l’ora per le lezioni private «a titolo di amicizia».

«Una volta avevo mal di testa o ero stanco, ora non ricordo con esattezza, e mi sono sdraiato sul letto. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato lei era sopra di me. Non mi sono neppure accorto che era la mia prima volta. Avevo l’ormone del tredicenne».

Il quindicenne ha spiegato al giudice che il primo rapporto sessuale della sua vita lo ha avuto a casa sua, a 13 anni, con quella che doveva essere l’insegnante privata di inglese smentendo categoricamente la versione data dall’indagata. Durante l’incidente probatorio inoltre il ragazzo ha spiegato come la relazione non si sia mai interrotta fino al febbraio scorso quando la madre ha sporto denuncia insospettita dalle pressioni che il figlio riceveva dalla donna. Per la procura quello di ieri è stato un atto «soddisfacente» che conferma l’impianto accusatorio dell’ordinanza comprese le pressioni psicologiche a cui il quindicenne è stato sottoposto negli ultimi mesi, costretto dalla donna a proseguire la relazione.

Laura Natoli