Gli agenti della squadra mobile stanno portando avanti l’inchiesta
Gli agenti della squadra mobile stanno portando avanti l’inchiesta

Prato, 13 marzo 2019 - «C’è un interesse più importante di tutti gli altri interessi in gioco: tutelare il bambino nato da appena pochi mesi. I suoi diritti hanno una chiara prevalenza su quelli degli altri protagonisti di questa brutta vicenda». L’avvocato Iacopo Tozzi, esperto di diritto di famiglia, ci aiuta a capire cosa potrà succedere adesso. Chi sarà ad allevare e crescere il neonato di cinque mesi? E può il tribunale entrare a gamba tesa negli attuali equilibri e sovvertirli?


Intanto una premessa: il marito della donna finita sott’inchiesta può ancora essere considerato il padre del bambino, nonostante il test del dna abbia rivelato un altra verità?
«Certo che sì, quell’uomo resta a tutti gli effetti il padre legittimo del neonato».
 

E c’è qualcosa che può fare venire meno la sua paternità? Non basta ad esempio sapere che il ‘vero’ padre del bambino è un’altro uomo?
«No, non basta. Il bambino resta suo figlio a tutti gli effetti perché quando, sette mesi fa, venne dichiarata la paternità, non c’era probabilmente la consapevolezza che le cose stessero in un’altra maniera. La situazione potrebbe cambiare se l’uomo decidesse di avviare un’azione di disconoscimento della paternità. La scoperta, tramite test del dna, che la moglie ha concepito il figlio con un altro uomo potrebbe, infatti, rappresentare per lui un valido motivo per cambiare lo stato delle cose, anche se leggendo i giornali, così non sembrebbe...». 
 

Potrebbe farlo nonostante siano passati già sette mesi dalla nascita?
«Certo, la legge parla di un anno di tempo dal momento della scoperta che il concepimento è avvenuto con un altro uomo».
 

E se questo marito non volesse invece disconoscere il figlio e preferisse continuare a provvedere alla sua crescita come successo finora?
«In questo caso lui resterebbe il padre legittimo. Anche perché per la legge italiana si dà sempre prevalenza all’interesse del minore rispetto alla verità biologica».
 

Se fosse invece il ragazzo di 15 anni a voler vedere riconosciuto il suo ruolo di padre, già certificato dal dna?
«Essendo minore di 15 anni, non può avanzare una richiesta del genere. Ma potrebbe essere un curatore speciale, nominato dal giudice o dal pm, a chiedere un disconoscimento di paternità se valutasse questa strada come la migliore possibile per la tutela degli interessi del bambino». 
 

Parliamo infine della mamma, finita sotto inchiesta per atti sessuali con un minore. Potrebbe perdere la potestà genitoriale?
«In questo caso è il Tribunale dei minori ad avere il potere di intervenire di ufficio nel caso dovesse valutare che, viste le implicazioni penali della vicenda, la signora non ha più una idonea capacità genitoriale. Ma si tratterebbe di un caso limite, perché è sempre difficile ritenere prevalente questa necessità rispetto all’interesse a che il bambino sia allevato e seguito dalla propria madre». 

D.B.