Il sindaco Biffoni e il senatore Mazzoni al Cicognini
Il sindaco Biffoni e il senatore Mazzoni al Cicognini

Prato, 14 gennaio 2016 - Notte bianca per il liceo classico Cicognini. Mentre parte il countdown per le iscrizioni nelle scuole, nell’istituto Cicognini-Rodari di via Baldanzi è tutto pronto per la Notte nazionale del Liceo classico alla quale partecipano 220 licei in lungo e largo per lo Stivale. Domani la scuola resterà aperta dalle 17.30 alle 24 proponendo agli studenti delle terze medie e alle loro famiglie di conoscere da vicino cosa si fa e come lo si fa in un liceo classico legato alla tradizione, ma aperto al nuovo. Rappresentazioni teatrali, letture, performance, mostre, degustazioni, conferenze e dibattiti. Un fitto elenco d’iniziative che coinvolgerà studenti, docenti oltre agli ex allievi. «Lo studio del latino e greco – spiega il preside Mario Di Carlo – non mette in secondo piano la preparazione in discipline scientifiche, così come lo studio della lingua inglese è curato e approfondito, qui s’impara un metodo di lavoro per qualsiasi percorso universitario e per la vita. L’83 % degli studenti usciti dal Cicognini - sottolinea - prosegue brillantemente negli studi universitari: il 40% scientifici, tecnici, medici, economici; il 25% in ambito giuridico; il 30% in area umanistica; il 5% sui rimanenti ambiti».

DEDICARE impegno a questo percorso di studi non è roba jurassica, anzi. Chi il diploma di liceo classico ce l’ha in tasca, non ha dubbi. Ne è convinto il sindaco Matteo Biffoni, diplomato nel ’93. «Quegli studi mi sono davvero serviti- spiega – mi hanno dato un metodo, la capacità di organizzarmi all’università e poi, nel lavoro. Mi hanno aiutato nell’imparare a sviluppare un ragionamento. Se anche qualcuno sceglie di non proseguire con l’università e si costruisce un percorso diverso, quelle capacità restano preziose». Più di venti anni prima, al liceo classico si è diplomato il senatore e giornalista Riccardo Mazzoni. «Sono stato tra i primi delle classi meno abbienti a varcare quelle aule - ricorda - ero emozionato e sentivo la responsabilità di quella scelta. All’inizio fu dura, a giugno del primo anno su 38 allievi fummo promossi solo in sette. E’ stata una vera palestra di vita. Ora più che mai, mentre s’intravede una guerra di civiltà, ancorarsi ai classici è un valore inestimabile». Lezioni di vera humanitas.

Marco Ciatti, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre dure a Firenze ritiene che il classico sia stata la base fondamentale di tutto il resto della sua vita: «Metodo e capacità di ragionare con la propria testa, la consapevolezza dei problemi, un bagaglio ricchissimo di riflessioni e di sapere. I tecnicismi si possono imparare anche in un altro tempo della vita e cambiano in fretta, il valore di quel sapere serve, sempre». Tullia Galanti è una diplomata degli anni Duemila. Già dottore di ricerca all’università di Firenze, ora assegnista all’Università di Milano, dal classico ha costruito la sua vita professionale. «Ho imparato disciplina e rigore - osserva -, ma anche la fantasia per dialogare col mondo. Lo studio dell’inglese per tutti i cinque anni è stato importante nell’affrontare il percorso universitario che mi ha portata fin qui».

Federico Mazzoni, presidente di Epp, guarda indietro con soddisfazione: «Ho capito la forza di quanto avevo imparato al liceo al secondo anno di università quando mi sono cimentato con matematica e fisica. Avevo metodo di lavoro e strumenti per farlo. Latino e greco mi hanno dato la capacità di prestare attenzione all’insieme delle cose». Una vocazione quella di Ilaria Santi, insegnante, ora presidente del consiglio comunale: «Il classico - mi ha preparato e formato per il lavoro e per la vita. Certamente anche altre scuole hanno queste capacità, ma tanto di quello che so fare oggi, arriva dai banchi del classico. Un cruccio? La storia dell’arte dovrebbe essere insegnata fin dalla quarta ginnasio, quando si comincia a studiare latino e greco».

Marilena Chiti