Pedofilia (foto d'archivio)
Pedofilia (foto d'archivio)

Prato, 30 gennaio 2020 -  Telefoni, computer, documenti, telecamere, registrazioni audio o video, archivi sia cartacei che telematici. In queste ore la squadra mobile sta passando al setaccio il materiale sequestrato nelle varie sedi dell’associazione dei "Discepoli dell’Annunciazione" il cui fondatore, Giglio Maria Gilioli, 73 anni, originario del veronese, e altri otto suoi seguaci sono indagati con la pensate accusa di violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. La procura sta cercando di mettere chiarezza nelle carte dopo aver raccolto le dichiarazioni di due ragazzi, oggi maggiorenni, che avrebbe subito violenze da parte dei sacerdoti quando erano minorenni ed erano stati affidati dai genitori all’associazione.
 

In particolare, il più piccolo dei due sarebbe stato oggetto degli abusi sessuali dei parroci dal 2008 (quando aveva appena dieci anni) fino al 2016. Le molestie rivolte al fratello, che aveva 17 anni, sarebbero andate avanti dal 2009 al 2012. La squadra mobile, diretta da Gianluca Aurilia, sta cercando riscontri alle dichiarazioni dei giovani che all’epoca dei fatti frequentavano l’associazione a cui la madre era devota. L’inchiesta è stata aperta dalla procura a inizio dicembre dopo la segnalazione dei servizi sociali del Comune di Prato.

"Una mezza paginetta – spiega il procuratore Giuseppe Nicolosi – nella quale gli assistenti sociali riferivano di aver seguito un ragazzo e che, nel percorso intrapreso, erano emersi particolari inquietanti riferiti al periodo in cui frequentava l’associazione". Da dicembre fino alla scorsa settimana, quando sono scattate le perquisizioni nelle sedi dell’associazione in via Bologna 68/2 a Prato, a Calomini in Garfagnana e ad Aulla, si cercano riscontri ai sospetti. Il ragazzo ha tirato in ballo il fratello sostenendo che anche lui avrebbe subito gli stessi abusi.

Il procuratore ha affidato le indagini ai pm Laura Canovai e Valentina Cosci. In questi due mesi, oltre alle due presunte vittime, è stato sentito un terzo fratello, oggi ventisettenne, che ha frequentato i Discepoli dell’Annunciazione negli stessi anni perché aveva deciso di prendere i voti. Cosa a cui dopo ha rinunciato. Fra le persone sentite in procura ci sono anche il vescovo Giovanni Nerbini e l’ex vescovo Franco Agostinelli. Dopo aver ricevuto la segnalazione dei servizi sociali, la procura è venuta a sapere che anche la Diocesi aveva aperto un procedimento interno che, a dicembre, aveva portato alla chiusura improvvisa dell’associazione imposta direttamente dalla sede pontificia. Il fratello più giovane aveva bussato alla porta della Diocesi nel giugno scorso raccontando delle molestie subite durante negli anni trascorsi insieme ai "Discepoli dell’Annunciazione". Aveva fatto alcune confidenze su cui era stato aperto il procedimento canonico.
"A dicembre ho chiamato in procura il vescovo Nerbini che ha collaborato mettendo a disposizione le informazioni in suo possesso – dice il procuratore Nicolosi – e successivamente abbiamo fatto venire Agostinelli in quanto il procedimento canonica era partito quando era ancora il reggente della Diocesi. Per il resto le carte sono fumose e dobbiamo trovare riscontri. Il reato è grave e si procede di ufficio". Solo uno dei due fratelli ha sporto querela. Né la seconda vittima né i genitori hanno fatto denuncia.
Che cosa è accaduto fra le mura delle sedi dell’associazione il cui leader indiscusso era Gilioli? Ci sono altre vittime? Chi sapeva? E perché nessuno ha denunciato prima, famiglia compresa? Domande a cui solo le indagini potranno dare una risposta.
I fratelli, nelle loro deposizioni di fronte ai pm, hanno parlato di altre vittime che avrebbero subito lo stesso trattamento. Come di altri uomini che avrebbero abusato di loro, oltre agli indagati, e che sono in fase di identificazione. Gli avvisi di garanzia per ora sono nove: si tratta di cinque sacerdoti (uno dei quali ha lasciato l’abito), un frate e tre religiosi. La contestazione è la stessa per tutti: violenza sessuale su minore aggravata dall’inferiorità fisica e psichica delle vittime (la minore età) e dal fatto che i ragazzi fossero stati affidati all’associazione per scopi di educazione, istruzione o, comunque, custodia. Secondo quanto riferito dai ragazzi, Gilioli avrebbe abusato di loro più volte e, in un caso solo, ci sarebbe stata la violenza di gruppo. "Dobbiamo verificare l’attendibilità dei ragazzi – ha concluso Nicolosi – Ci muoviamo su un terreno scivoloso".
 



Laura Natoli
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