di M. Serena Quercioli Quasi quindici giorni con le saracinesche abbassate sono difficilissimi da sostenere. E allora i negozi provano a percorrere la strada dell’e-commerce. Anche quelli dei Gigli, il grande centro commerciale adesso deserto. Tutto questo in attesa della tanto attesa riapertura ventilata per il 4 dicembre, ma con la consapevolezza che il fiume di visitatori ai quali la galleria era abituata da ormai 23 anni quest’anno non ci sarà. Possiamo togliercelo dalla mente. Il Natale 2020 al centro commerciale di Campi Bisenzio sarà accompagnato sempre da luci e musica, ma l’atmosfera non è più quella di una volta. In questi giorni l’80% dei negozi è sprangato, giù le saracinesche, e anche quelli che...

di M. Serena Quercioli

Quasi quindici giorni con le saracinesche abbassate sono difficilissimi da sostenere. E allora i negozi provano a percorrere la strada dell’e-commerce. Anche quelli dei Gigli, il grande centro commerciale adesso deserto. Tutto questo in attesa della tanto attesa riapertura ventilata per il 4 dicembre, ma con la consapevolezza che il fiume di visitatori ai quali la galleria era abituata da ormai 23 anni quest’anno non ci sarà. Possiamo togliercelo dalla mente. Il Natale 2020 al centro commerciale di Campi Bisenzio sarà accompagnato sempre da luci e musica, ma l’atmosfera non è più quella di una volta.

In questi giorni l’80% dei negozi è sprangato, giù le saracinesche, e anche quelli che potevano restare aperti per l’asporto hanno optato per la chiusura. Intanto al piano superiore fervono i lavori per la realizzazione della nuova galleria commerciale che sarà collegata al piano terra sia con un ascensore completamente trasparente sia con le scale, oltre a poter essere raggiunta anche dagli ingressi del piano superiore (zona ristorazione e zona Leroy & Merlin). Le vetrine espongono i cartelli del Black Friday e di tutte le promozioni in corso con sconti che vanno dal 20% sino al 70%. Ma come funzionano le vendite se i negozi sono chiusi? Le attività commerciali si sono attrezzate con i sistemi on line, magari grazie a WhatsApp oppure a una semplice telefonata. Ogni attività fornisce le istruzioni, persino il QR Code da utilizzare per accedere alla propria "vetrina virtuale", fare acquisti, pagare e ricevere la merce a casa. Anche un profumo arriva a domicilio o può essere ritirato in negozio. Si può addirittura chiuedere il kit per preèarare il pacchetto regalo a casa. La vendita dell’abbigliamento è affidata ai siti delle varie case madri (da Liu Jo a Fiorella Rubino, poi Sisley, Napapjiri, Timberland, Zara). Uno dei negozi arrivati di recente, Fabbri abbigliamento donna, ha messo in vetrina un singolare cartello: "Paga in tre rate senza interessi".. Nella galleria dei Gigli non si sente più l’inconfondibile aroma di caffè che arrivava dalle macchinette dei promoter né quello sprigionato dalle pasticcerie, rimane solo il profumo del panificio che però non ha più la fila di un tempo. Un altro segnale negativo sta nel fatto che dalle vetrine sono sparite le offerte di lavoro per il periodo natalizio: solo Tezenis ha il cartello che avvisa di una "ricerca personale". I gestori dei negozi fanno sapere che i contratti a termine non sono stati rinnovati e per dicembre resterà attivo solo il personale già in organico. Dopo 23 anni l’insegna delle calzature "Di Varese" non c’è: il negozio ora prende il nome del titolare Scarpelli. "Abbiamo approfittato del restyling del negozio – racconta proprio Sergio Scarpelli – per unificare il nome dei vari nostri negozi, anche perchè alla fine Di Varese non esiste più. A malincuore ci siamo adattati alle vendite on line e alle consegne a domicilio.

Così facendo però si elimina la parte emozionale della vendita. Con i dpcm che hanno chiuso le attività sonostati usati due pesi e due misure e il risultato è comunque un calo generalizzato dei fatturati. Abbiamo investito per la sanificazione, per rendere il negozio sicuro e invece ci ritroviamo a fare consegne a domicilio. Non potremo neanche prendere una commessa per il week end. Ci saranno, da tutto questo, ripercussioni sociali e non solo economiche". Rispetto ai corridoi delle gallerie quasi deserte, nelle grandi superfici (da Media World a Primark) c’è un po’ più movimento di persone. Ma considerando come andavano prima le cose, sembra più che altro una goccia nel deserto.