ELENA DURANTI
Cronaca

La filiera sostenibile del luppolo. Spinta a produzione e posti di lavoro

A Prato un protocollo d’intesa tra birrifici e istituzioni: nasce la ptima coltivazione sperimentale locale

La filiera sostenibile del luppolo. Spinta a produzione e posti di lavoro

La filiera sostenibile del luppolo. Spinta a produzione e posti di lavoro

Dopo quella del tessile, a Prato nasce la filiera sostenibile del luppolo. Con un duplice obiettivo: rifornire i produttori locali di birra e creare nuovi posti di lavoro a cascata, partendo dalla coltivazione per arrivare al servizio in sala con competenze sulle ’bionde’ e non solo, di qualità. Per questo, ieri, è stato firmato il protocollo d’intesa che riunisce, a vario titolo e nei rispettivi ruoli, sette soggetti firmatari - Comune e Provincia di Prato, Istituto tecnico Francesco Datini, Pin - Polo universitario Città di Prato, rete di imprese Luppolo made in Italy, birrificio i Due Mastri, azienda agricola Tra Bosco e stelle - che si impegneranno a portare avanti questa iniziativa per lo sviluppo di una filiera del luppolo pratese.

Il primo luppoleto sperimentale con finalità didattiche e formative crescerà all’interno dei terreni dell’Istituto Datini – coinvolti gli indirizzi agrario e alberghiero – aprendo le porte a nuove opportunità di crescita per gli studenti e diversificando l’offerta formativa. Il birrificio I Due Mastri si impegnerà a utilizzare il luppolo ottenuto per i propri prodotti. Le competenze tecniche e agronomiche per la coltivazione a Prato arrivano invece dalla rete del Luppolo made in Italy, il cui responsabile Stefano Fancelli spiega: "La birra è la bevanda di comunità per eccellenza, realizzata con una cura che va insegnata ed esercitata. Il primo raccolto ci sarà nel 2025 con le piante che forniranno il 10% di produzione. Poi nel secondo anno si salirà al 50% e nel terzo al 100%. Tale quantità massima sarà trasformata in una ’cotta’ di luppolo per circa 200 ettolitri di birra che bastano alla scorta di un birrificio".

Per l’assessore allo sviluppo economico del Comune, Benedetta Squittieri: "C’è soddisfazione nel vedere che la realizzazione di un luppoleto sul territorio è alle porte e che potrebbe segnare un passaggio epocale per l’economia agricola pratese. Si tratta di un’opportunità preziosa anche da un punto di vista di promozione della provincia e delle sue eccellenze agroalimentari. E insegnare ai giovani la cultura della birra artigianale significa portarli verso un consumo consapevole, così come è successo nel tempo per il vino di qualità". Inoltre, il progetto si propone una maggior sostenibilità ambientale. Infatti, il luppolo è una pianta complessa e costosa da coltivare, ma di cui niente si getta: anche gli scarti, non usati per la birra, diventeranno concime ottimo per diversificare i terreni.

Per la presidente del Pin, Daniela Toccafondi: "Il polo universitario pratese si mette a disposizione di questa filiera ’corta’ della birra attraverso il laboratorio di ricerca scientifica Arco, con l’obiettivo di fare crescere il mercato e quindi di creare più posti di lavoro, a vari livelli, nel settore".

Appuntamento al 2025 quando si potrà gustare la prima, prelibata, birra "harvest" di Prato, prodotta solo con luppolo fresco, appena raccolto.