Guido Mitideri all’opera in via Alessandria, poi la tappa in via Trieste
Guido Mitideri all’opera in via Alessandria, poi la tappa in via Trieste
Sullo sfondo di una campana per il vetro, sul marciapiede un banchetto smontabile con sopra un piccolo orologio e un metronomo, quasi giocattoli, accanto a un piano di disegno e semplici bic penne nere, Guido Mitidieri porta la sua arte e in qualche modo la sua libertà per le strade del Soccorso, quartiere difficile, densamente abitato, multietnico, in cambiamento e in cerca di identità. Ora è all’opera in via Trieste, dopo essere stato diversi giorni in via Alessandria, zona ad alta concentrazione...

Sullo sfondo di una campana per il vetro, sul marciapiede un banchetto smontabile con sopra un piccolo orologio e un metronomo, quasi giocattoli, accanto a un piano di disegno e semplici bic penne nere, Guido Mitidieri porta la sua arte e in qualche modo la sua libertà per le strade del Soccorso, quartiere difficile, densamente abitato, multietnico, in cambiamento e in cerca di identità. Ora è all’opera in via Trieste, dopo essere stato diversi giorni in via Alessandria, zona ad alta concentrazione insediativa di scuole e asili, negozi e chiese (anche cinese), qualche fabbrica e supermercati e soprattutto tanti condominii. In mezzo a questo viavai eterogeneo, il banchetto per disegnare.

"Non ritraggo il negozio, non il fruttivendolo". Non possiamo definirlo artista di strada: se mai artista "in strada". Laureato in architettura a Firenze, selezionato in un master d’alta formazione in Finlandia, dalle foreste e i laghi del solitario Nord, Mitidieri arriva qui al Soccorso, quartiere classificato per l’alta densità antropologica. Ma la sua non è un’indagine di servizio urbano: è qui per dar seguito ad un progetto d’arte e riqualificazione del territorio finanziato da Regione e Comune di Prato gestito da CUT- Circuito Urbano Temporaneo: "La città continua", ovvero, "portare l’arte dove non va nessuno". Il nostro artista ha vinto il bando ed ha proposto una idea che possiamo catalogare nel filone dell’ "Arte Concettuale", avviando la sua ricerca sul tema "Agonia dell’identità". Qui il discorso si fa difficile, perché bisogna evocare Aristotele e rasentare (forse) Nietzsche. Mitidieri ha un righello e penna nera: traccia linee rette su una tavola, ora rade, ora senza spazio: "Io rappresento i sentieri, ritraggo l’agonia dell’uomo che difende la sua identità". Difficile a comprendere che lo scorrere di quella penna in Via Alessandria rappresenti l’alienazione umana. E il metronomo, fissato sulla scansione (lenta) di "andante" sembra una contraddizione rispetto al viavai frenetico di mezzi e persone in via Alessandria e nelle altre strade del quartere: un tic-tac quasi con funzione freudiana di ipnosi per le persone che Mitidieri invita a sedersi "per contemplare il mio lavoro per sette minuti con gli occhi aperti e sette minuti ascoltando i suoni" ( rumori).

Qualcuno della zona avrebbe detto "Non mi sono mai reso conto dove abitavo". Le righe nere sulla tavola da disegno non sono un diagramma per misurare quanta gente passa di qui e quanto frastuono: sono segni dell’anima (d’artista).

Goffredo Gori