Il giro di affari che sfugge al fisco

Giro d'affari milionario nella zona del Macrolotto Uno a Prato: imprenditori cinesi pagano cifre esorbitanti per affittare capannoni, tutto in contanti e a nero. La Procura ha acceso i riflettori.

Un business che frutta milioni di euro l’anno. E’ quello dei capannoni nella zona del Macrolotto Uno, ambiti dagli imprenditori che vogliono accaparrarsi immobili nella zone fra Iolo e Tavola per poter mettere su il proprio pronto moda. Stare in quella parte del distretto industriale vuol dire ottenere potenza, clienti, fama, insomma essere fra quelli che contano. E’ questo il business nel distretto parallelo su cui la Procura da tempo ha acceso i riflettori. Una pratica che sarebbe ben oleata: gli imprenditori cinesi sono disposti a pagare cifre da capogiro pur di entrare nei capannoni che vantano la posizione migliore o che hanno maggiore visibilità in mezzo alle decine e decine di immobili e pronto moda che popolano il Macrolotto. Un triangolo di poche strade che garantiscono affari d’oro ai cinesi, tanto che le ditte italiane ancora presenti si contano sulle dita delle mani. Si tratta di un giro d’affari esorbitante, un fiume di soldi che circola a nero e che andrebbe per così dire a "fondo perduto" pur di poter aprire in tempi brevi una ditta al Macrolotto. Il cinese si presenta alla porta con la valigetta di soldi e l’affare è fatto: il capannone va in affitto al miglior offerente. E così ci guadagnato tutti, dall’imprenditore, al mediatore, ai proprietari dell’immobile. Tutto in contanti, tutto a nero.