Silvia e Mauro Vannucci
Silvia e Mauro Vannucci

Prato, 19 ottobre 2019 - Il Carmignano riserva 2016 di Piaggia è il miglior rosso d’Italia per la guida del Gambero Rosso. Ha battuto tutti i vini-bandiera della penisola, compreso quel Sassicaia che nella versione 2015, un anno fa, è stato dichiarato numero uno al mondo da Wine Spectator. Una soddisfazione enorme per una cantina che da Carmignano, partita con appena 2,5 ettari di terra, ha conquistato il mondo: oggi i vini di Piaggia sono venduti in Europa, Stati Uniti, Oceania e Asia. E’ il giusto premio per il coraggio e l’intuizione del fondatore, Mauro Vannucci, e le capacità mostrate negli anni dalla figlia Silvia, alla guida dell’azienda con il padre. Anche prima della scelta del Gambero rosso, comunque, Piaggia poteva già vantare una lunga lista di riconoscimenti: ha ottenuto per 15 volte i tre bicchieri da parte dello stesso Gambero rosso e l'anno scorso il Carmignano riserva 2015 è stato battuto, in Toscana, soltanto dallo stellare Sassicaia 2015 nella 'guida delle guide' pubblicata come ogni anno da Gentleman (è arrivato quinto in assoluto in Italia). Non solo, anche il cabernet franc in purezza, il Poggio de' Colli, è ormai da anni nell'elite della sua tipologia e non solo.   

Carmignano davanti a Bolgheri, Chianti, Piemonte. Come ci si sente?

«Mette quasi ansia... Siamo accanto a dei giganti – risponde Silvia Vannucci – E’ un grande orgoglio, ma sono anni che la qualità dei nostri vini resta costante. Credo che il Gambero rosso abbia voluto premiare anche questo. In più fa piacere aver vinto con l’annata 2016 che è stata incredibile, forse quella del secolo. C’era una concorrenza spietata ma ce l’abbiamo fatta».

Come è cambiato il Piaggia negli anni?

«Il Piaggia 25 anni fa è stata una bella scommessa, mio padre ci ha messo coraggio e spirito di iniziativa. Adesso possiamo dire di aver vinto, anche se è possibile migliorare ancora. Abbiamo lavorato tanto, ma qualcosa non è cambiato: i consulenti sono sempre gli stessi, gli enologi Alberto Antonini ed Emiliano Falsini, e siamo rimasti fedeli alla nostra idea di vino, quella che deve dare il produttore e che deriva da esperienze personali e assaggi che non ci stanchiamo mai di fare».

Perché il Piaggia è il miglior vino rosso d’Italia?

«E’ decisiva la cura maniacale dei particolari, soprattutto per quanto riguarda la maturazione dell’uva. Ottenere quella ideale è difficile, perché bisogna rischiare molto. In più quello di Carmignano è un grande territorio, anche se non è così conosciuto».

Cosa cambierà adesso?

«Ad oggi abbiamo 25 ettari di terreno, ma solo 20 vitati. Abbiamo sempre scelto con molta cura ogni nuova parcella, adesso vogliamo aumentare la produzione per soddisfare la domanda, perchè il vino finisce subito. Siamo a 100mila bottiglie, l’obiettivo sono le 150mila».

Il Piaggia è frutto del coraggio. Quali sono le prossime sfide?

«Intanto possiamo dire che tutte le etichette che produciamo ci danno grandi soddisfazioni. Per il futuro pensiamo ad un nuovo progetto per far divertire i consumatori, ma non aggiungo altro».

Rosè, bianco o vin santo?

«Nessuno dei tre, lasciateci lavorare...».

Leonardo Biagiotti