Prato, 12 novembre 2019 - Fatture false per oltre 200 milioni di euro

La colossale frode "carosello" - cioè il particolare reato fiscale che si realizza operando triangolazioni fra società in Italia e all'estero producendo fatture per operazioni inesistenti al fine di evadere l'Iva - è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Prato, che alle prime luci dell’alba ha iniziato l'operazione "Gagaro" per arrestare diciassette persone ritenute coinvolte della frode fiscale.

L'operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Prato insieme ai colleghi di Livorno, Firenze, Pistoia, Roma, Lucca, Alessandria, Campobasso, Paderno Dugnano (Milano), Castiglione della Pescaia (Grosseto), Treviglio (Bergamo), Falconara Marittima (Ancona) e Civita Castellana (Viterbo).

Sono stati 160 i finanzieri messi in campo per l'arresto delle 17 persone coinvolte e per le 57 perquisizioni; ingenti anche i sequestri patrimoniali.

Agli arrestati è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di Iva e l’indebita compensazione.

L'indagine è coordinata dal sostituto procuratore Laura Canovai ed è nata da una verifica fiscale intrapresa dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria nei confronti di una società di Prato del settore del commercio di materie plastiche, in particolare polimeri - sotto forma di granuli - ricavati dal petrolio.

Tale impresa - pur sprovvista di una idonea struttura imprenditoriale non avendo lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature - nel suo primo anno di attività risultava aver conseguito un rilevante e anomalo volume d’affari, pari a quasi 20 milioni di euro, omettendo il versamento di circa 4,3 milioni di euro di Iva.

Le pazienti e scrupolose indagini delle Fiamme Gialle, estese poi ad altri soggetti economici di volta in volta emersi, hanno consentito di individuare l’associazione a delinquere operante a Prato, Livorno, Pistoia e in altre località, dedita da circa sei anni a reiterate “frodi carosello”.

Uno dei principali canali di vendita e immissione nel mercato dei polimeri è risultata essere una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni. Nutrendo sospetti sull’origine fraudolenta dei grandi quantitativi commercializzati, il nucleo di polizia economico-finanziaria di Livorno aveva già avviato indagini tese ad accertare l’effettiva provenienza dei polimeri, riscontrando le stesse anomalie individuate dai colleghi di Prato, con i quali sono state poi condivise le indagini da contribuire alla completa ricostruzione caso.

La frode è stata realizzata secondo due differenti modalità, ovvero attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture inesistenti. Le imprese coinvolte sono complessivamente 24, di cui 6 “fornitrici” con sede all’estero, 12 “cartiere”, 3 “filtro” e 3 “rivenditrici”. La complessa ricostruzione delle operazioni commerciali, non totalmente esaurita, ha consentito di rilevare, ad oggi, un giro complessivo di fatture per operazioni inesistenti, emesse ed utilizzate, superiore ai 200 milioni di euro, con un’Iva evasa di circa 40 milioni di euro e omessi versamenti di imposta per oltre 20 milioni.

Tuttavia tali importi sono destinati ad aumentare sensibilmente quando saranno finite le ricostruzioni contabili.

Le indagini hanno anche permesso di individuare il soggetto ritenuto a capo della frode: Mirco Bellucci, 43 anni, residente in Slovenia ma di fatto domiciliato a Vaiano (Prato), di cui è originario. E' finito in carcere. Gli altri 16 principali responsabili, tutti sottoposti agli arresti nelle rispettive abitazioni di residenza, hanno ricoperto svariati ruoli nell’ambito del sodalizio: alcuni hanno agito come stretti collaboratori di Bellucci nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle “società cartiere” e di quelle “filtro”, altri quali amministratori o gestori di fatto delle “rivenditrici”. Di essi, 7 sono residenti nella provincia di Prato, 3 di Livorno, 3 di Pistoia, 2 di Milano e uno di Alessandria.

Vi sono poi altri 22 soggetti coinvolti a vario titolo. Tra questi, alcuni consulenti fiscali e amministrativi che hanno curato la contabilità di società facenti capo al sodalizio. In totale gli indagati sono 39.

I principali responsabili ostentavano l’immagine di imprenditori rampanti e navigati e conducevano un elevato tenore di vita, cambiando spesso auto sportive di grossa cilindrata, senza farsi mancare costose vacanze e lussuosi weekend in eleganti e raffinati locali notturni e ristoranti della Versilia. Erano così convinti di avere creato una collaudata e inespugnabile “fabbrica di denaro” da mostrare assoluta spavalderia e vantarsene nel corso di numerose conversazioni telefoniche, certi che mai sarebbero stati scoperti.

Alcuni di loro erano soliti atteggiarsi attribuendosi l’appellativo di “gagari”, dal termine francese “gagà”. Da qui il nome dell’operazione di polizia.

Con i proventi realizzati, M.B. ha potuto avviare altre attività parallele, tra le quali il commercio di vini pregiati, peraltro in nero.

La Guardia di Finanza sta inoltre procedendo, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni e delle disponibilità riconducibili alle società ed ai soggetti coinvolti, fino all’equivalente del profitto dei reati accertati, corrispondente a 26 milioni di euro.