Prato, 11 gennaio 2020 - Settant’anni di Avis a Prato, settant’anni di donazioni di sangue. La ricorrenza è stata celebrata questa mattina nel salone consiliare del Comune di Prato. Un’occasione per ricordare il ruolo dell’Associazione italiana volontari del sangue nella comunità, insostituibile almeno fino a quando non sarà possibile riprodurre artificialmente il sangue umano. Fino ad allora ci sarà sempre più bisogno di donatori, soprattutto in una regione come la Toscana dove la sanità è ad alta efficienza e dove si praticano molti trapianti ogni anno. A Prato l’Avis conta circa 8mila soci in tutta la provincia, la stragrande maggioranza dei quali fa capo alla sezione comunale di Prato, sul cui territorio ricade anche l’ospedale Santo Stefano dove da qualche anno si effettuano le donazioni, mentre in via Sant’Orsola è rimasta la storica sede sociale. Il 2019 si è chiuso con +3,4% a livello provinciale e +4% a livello comunale: Prato quindi si posiziona sopra la media regionale. Sempre nuove sfide accompagnano però la vita dei donatori, grazie al progresso della medicina, al prolungamento dell’aspettativa di vita, ma anche battaglie come le nuove malattie e l’invecchiamento della popolazione che impone di rivolgersi sempre più ai giovani per garantire il ricambio generazionale. 

Come ha ricordato il presidente nazionale Avis, Gianpietro Briola, “si deve uscire dalla logica di dare sempre un messaggio di emergenza e di precarietà, che non c’è, ma di solidità e di garanzia. Speriamo sempre che si trovi la strada per il sangue artificiale, ma fino a quel momento noi non avremo problemi a trovare il sangue quotidiano”.

Presenti nel salone consiliare le autorità civili e militari della città, la Regione Toscana rappresentata dall’assessore alla Sanità Stefania Saccardi e dai consiglieri Ilaria Bugetti e Nicola Ciolini, il Comune con il sindaco Matteo Biffoni, il vicesindaco e assessore Luigi Biancalani, il presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti, fra gli ospiti in sala anche il vescovo Giovanni Nerbini.

Per l’Avis presenti oltre al presidente nazionale Briola anche il vicepresidente toscano Luciano Franchi, il presidente provinciale Marco Tofani, il presidente comunale di Prato Andrea Fusi, il direttore Alberto Livi, il socio storico Mario Fineschi che ha tracciato un ricordo delle origini dell’associazione pratese, i presidenti di sezione e i presidenti emeriti. L’Asl era rappresentata dal dottor Antonio Crocco, direttore di Immunoematologia e Medicina trasfusionale dell’ospedale di Prato. Durante l’incontro, moderarto dal giornalista de La Nazione, Luca Boldrini, intervallato dalla musica del Vertical Ensemble del Convitto Nazionale Statale Cicognini diretto dalla professoressa Ilaria Carlini, sono emersi diversi spunti di riflessione. Fra questi, quello di Simona Carli, direttrice del Centro regionale del sangue, che ha elogiato l’attività avisina a Prato e ricordato l’impegno a migliorare sempre più sul fronte della programmazione delle donazioni, perché gli sprechi siano ridotti al minimo e il gesto della donazione - che ricordiamo essere gratuito, anonimo, volontario - sia il più efficace possibile donando plasma quando serve plasma e sangue intero quando serve sangue intero.

A Prato è possibile donare al Centro trasfusionale dell’ospedale Santo Stefano dal lunedì al sabato dalle 7,30 alle 10,30 e la prima e terza domenica del mese. Il parcheggio per i donatori è gratuito (non usare l’accesso Telepass ma ritirare il biglietto e farlo vidimare dopo la donazione). Per prenotare la donazione e per informazioni 0574.23793 oppure http://www.avis.prato.it.