REDAZIONE PRATO

Area protetta deturpata. Discarica abusiva . Ci sono sei indagati

Si è conclusa l’indagine della Procura sullo smaltimento illegale di rifiuti misti derivanti da attività di costruzione e demolizione nella zona del Monteferrato. Gli accertamenti hanno preso il via dopo un sequestro del 23 maggio 2023 .

Nessun ritegno verso la Natura, tanto meno verso una zona lungo via di Iavello inserita nell’area naturale protetta del Monteferrato, scelta come discarica per smaltire illegalmente rifiuti misti derivanti da attività di costruzione e demolizione. La Procura di Prato ha portato a termine i suoi accertamenti sul caso, che ha preso le mosse con il sequestro della superficie risalente al 24 maggio 2023, fino ad arrivare a notificare l’avviso di conclusione indagini a sei persone ora indagate: l’ipotesi di reato per loro è di per aver realizzato la discarica abusiva nel territorio di Montemurlo in area protetta attraverso il trasporto non autorizzato di rifiuti. La sfilza di reati contestati non finisce qui: la Procura contesta ai sei indagati anche i reati di deturpamento di bellezze naturali, la realizzazione di una discarica in violazione delle norme e prescrizioni dei vigenti strumenti urbanistici, la violazione del vincolo idraulico, essendo stato ostruito l’impluvio del fosse di Strigliano, e di inottemperanza dell’ordinanza del sindaco di Montemurlo di messa in sicurezza del versante dove è stata effettuata la discarica. Il provvedimento è stato notificato al gestore dell’area, all’amministratore di sostegno della proprietaria dell’area, ai titolari di tre imprese operanti nel settore edile e a un soggetto risultato autore materiale dei reati.

Come spiega la Procura in una nota, "gli accertamenti dal maggio 2023 hanno consentito di allargare il quadro delle attività illecite che hanno interessato l’impervio tratto di terreno boschivo all’interno dell’Area protetta d’interesse locale del Monteferrato, trasformato in un’ampia discarica non autorizzata di rifiuti misti derivanti da attività di costruzione e demolizione. Al momento i rifiuti hanno raggiunto un quantitativo di 2.500 tonnellate". Le attività investigative sono state eseguite dai militari Forestali del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf), dal Dipartimento prevenzione ambiente (Arpat) di Prato e dagli operatori di polizia municipale dislocati in Procura, consentendo di "risalire agli autori materiali dei ripetuti scarichi sul versante pratese dell’Appennino Tosco-Emiliano".

Un’indagine corposa che si è nutrita di una massiccia di acquisizione di documenti, di sopralluoghi e anche dell’uso di dispositivi di controllo da remoto così da ricostruire numerosi trasporti di rifiuti. Come fa sapere la Procura in una nota, "si tratta di materiale proveniente prevalentemente da attività di costruzione e di demolizione quali: rifiuti edili (terre e rocce da scavo, laterizi, murature in mattoni, porzioni di piastrelle ceramiche per pavimenti e rivestimenti, laterizi, agglomerati cementizi anche armati), rifiuti in legno, rifiuti in plastica e rifiuti metallici".

Nel corso dell’inchiesta è emerso che gli indagati, per realizzare e gestire la discarica realizzata, hanno agito senza alcun titolo autorizzativo di carattere ambientale, edilizio, paesaggistico e, trovandosi all’interno dell’Anpil del Monteferrato, anche inerente la tutela delle bellezze naturali. Un ulteriore specifico capo d’imputazione, inoltre, "riguarda anche la violazione del vincolo idraulico poiché la realizzazione della discarica ha interessato l’impluvio del Fosso di Strigliana censito nel reticolo idrografico e di gestione regionale alterandone stato e forma degli argini". Intanto il Comune di Montemurlo, interessato dagli inquirenti, ha emesso l’ordinanza che obbliga i responsabili prima a mettere in sicurezza il sito, molto scosceso e attraversato da una strada sterrata, poi a rimuovere i rifiuti e infine a ripristinare lo stato preesistente dei luoghi.