Omicidio Kalaveri, immagini in aula: "La fuga dell’auto colpita dai sicari"

Le telecamere e i movimenti delle auto che preparano l’agguato alla vittima caduta nella trappola del basista. Davanti alla corte d’assise la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pubblico ministero Dominijanni.

Come un "gioco dell’oca". Diabolico, stando alle immagini. Tre le pedine. La Fiat 500 bianca che arriva, si ferma al bar per acquistare tre bibite, poi si dirige a Cecina dove "spunta" la Lancia Y scura che sarà utilizzata – secondo la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm Dominijanni – dal gruppo di fuoco in attesa che arrivi l’altra macchina protagonista di questa storia di sangue: a bordo ci sarà Elson Kalaveri, 36 anni l’uomo che deve essere giustiziato in nome del ‘Kanun’, il codice di diritto consuetudinario albanese che prevede l’obbligo di vendicare l’uccisione di consanguinei. Kalaveri è su una Mercedes, in compagnia di un amico alla guida, che nulla sapeva e che niente c’entra con il delitto.

Sono le immagini delle telecamere mostrate ieri in aula davanti alla corte d’assiste per ricostruire i movimenti preparatori e successivi dell’omicidio di Sasso Pisano organizzato da un mandante, facilitato" da un basista, compiuto da due sicari aiutati da un autista. Tutti in carcere, e tutti a processo. Tra Fiat 500 e Lancia Y ci sono cambi di guida, di passeggero e cambi di abito. Ad un certo punto la 500 scompare e resta la "Y" che perlustra, passa e ripassa davanti agli occhi elettronici dell’ufficio postale: siamo ad alcuni minuti prima delle 18 del 18 agosto 2022: guida Capone con a fianco Tarallo, secondo le indagini. Saranno loro, per l’accusa, di li a poco, ad intercettare il mezzo su cui viaggia Kalaveri (i familiari sono parte civile con l’avvocato Sabrina Del Fio). Scatta l’agguato: sedici colpi di pistola sparati da due armi diverse. Le immagini – spiegate dall’operante che ha condotto gli accertamenti – mostrano la Mercedes con il vetro anteriore traforato che cerca la fuga con una rapida e disperata retromarcia: si vede Kalaveri, ormai cadavere, accasciato e quasi appoggiato al guidatore, graziato dai sicari che si ricongiungono all’altro mezzo (la Fiat 500 guidata da Tolomello) per rientrare in Campania.

A giudizio ci sono Deliu Shkelzen, alias Shkëlzen Keqi (assistito dall’avvocato Manuele Ciappi), Qoli Shkelqim, Valentino Tarallo, Giovanni Capone, e Ivan Tolomello. Secondo gli inquirenti Keqi – ritenuto il mandante – volle vendicare la morte del fratello ferito nel 2014 in Albania, durante una lite con Kalaveri, e poi deceduto nel 2019. Qoli Shkelqim (assistito dagli avvocati Michele Cipriani e Gabriele Terranova), è ritenuto essere il basista. Tolomello, per l’accusa, avrebbe avuto il compito di coadiuvare i sicari nella fase preparatoria e nella fuga. Una volta finito in manette Tolomello rese dichiarazioni nelle quali ammise di aver guidato l’auto per raggiungere la zona, ma di non aver partecipato al delitto. Dell’omicidio avrebbe saputo solo giorni dopo.

Carlo Baroni