Ponsacco (Pisa), 20 marzo 2019 - Un ultimo messaggio vocale alle 24,17 nella notte tra venerdì e sabato (9 e 10 marzo). Poche parole, confuse, una frase nitida, però: «dobbiamo lasciare un segno». Quale? Cosa voleva dire Salvatore Cipolletti, 24 anni di Ponsacco, che due minuti dopo quelle parole stramazza al suolo dal settimo piano di un palazzo di Varsavia? Quel viaggio l’aveva deciso con alcuni amici. Tutti uniti dalla passione per i giochi on line. In particolare del Call of Duty, un video gioco in rete «spara-tutto», un mondo virtuale di match basati sull’interazione verbale fra i giocatori.

Non era questo il primo viaggio in Polonia di Salvatore che da qualche tempo condivideva la stessa passione con un coetaneo di Lucca. Ai due si aggrega, in questo caso, un ragazzo croato che parte dall’Italia, segnatamente da Venezia. Tutti con destinazione Varsavia dove li attendeva il quarto.

La vacanza inizia l’8 marzo, ma una manciata di ore dopo, la sera del 9, poco dopo la mezzanotte Cipolletti precipita dal settimo piano dell’appartamento: a dare l’allarme sono due turisti olandesi che vedono il ragazzo al suolo, morto sul colpo. Le indagini della polizia polacca si muovono a 360 gradi e nessuna ipotesi è esclusa: dall’incidente alla caduta dovuta ad un malore per l’eventuale abuso di alcol, droga e farmaci.

Accertamenti, infatti, da quanto si apprende, sono in corso anche sulla eventuale presenza di sostanze stupefacenti nella casa e sul possibile uso da parte della comitiva e della vittima in particolare. La salma, che dovrebbe arrivare oggi o domani, è stata trattenuta sia per l’esame autoptico, sia per i testi tossicologici.

E il gioco? C’entra qualcosa? Al momento, si apprende, sarebbe stato solo il collante per i primi contatti del gruppo che poi si unisce per una vacanza. Il padre di Salvatore, Carmine Cipolletti, spiega come la polizia polacca abbia il sospetto che il giovane potesse aver assunto Lsd: «solo in preda alle allucinazioni mio figlio avrebbe potuto fare quello che i testimoni oculari hanno detto – dice –: alzarsi di scatto, appoggiare su un tavolo gli occhiali, dai quali non si separava mai, e il telefonino e gettarsi nel vuoto».

«Salvatore non aveva ragioni per suicidarsi – aggiunge il genitore –. Era felice, solare, si era da poco iscritto all’università, aveva tanti amici, era legatissimo a noi, lavorava. Non è vero quello che qualcuno avrebbe detto e cioè che era preoccupato e depresso. Ci sono troppe cose da chiarire in questa storia». «Il gioco? Lo faceva tranquillamente davanti a noi – conclude –. Non l’abbiamo mai visto turbato. Io, invece, sono rimasto turbato dall’aver appreso che l’allarme lo hanno dato due turisti e non chi era con lui».

Padre e figlio di sentono un’ultima volta per la sera stessa della tragedia, verso le 19: si scambiano un post per gioco. Poi il silenzio. Il padre, che dieci ore dopo vede che il figlio non ha fatto più accesso alla chat, si insospettisce. Trova il contatto dell’amico di Lucca. Apprende che è successo qualcosa. Con la moglie vola a Varsavia laggiù si materializza il dramma. Nessuno gli aveva detto nulla. Ora vuole la verità e con l’avvocato Ivo Gronchi sporgerà una denuncia querela contro ignoti in Procura a Pisa – ipotesi: istigazione al suicidio – che consenta alla magistratura italiana di poter indagare.