La protesta a Cascina
La protesta a Cascina

Pisa, 25 luglio 2017 - «A PRANZO e a cena solo pasta o riso: nient’altro. Ci fa male la pancia. Non ne possiamo più». La protesta dei migranti di Ponsacco, Cascina e di via Gentile da Fabriano a Pisa non può che essere coordinata da una mano comune: la rivolta esplode nella mattinata di ieri in contemporanea fra i tre centri nonostante vi siano diversi chilometri di distanza l’uno dall’altro. L’indignazione degli africani si declina in urla e gesta dimostrative. A Ponsacco la manifestazione si articola in tre fasi: prima una ventina dei 48 migranti blocca la porta d’ingresso dell’ex Brichotel. Non entra nessuno: per qualche minuto l’area diventa una repubblica indipendente. Poi vengono occupate le cucine e in serata sciopero della fame.

LOCALI nel mirino anche a Cascina dove l’accesso ai fornelli è impedito da catene: «La qualità del cibo è scadente. Sciopero della fame» urlano. Denominatore comune? Entrambi i centri (Ponsacco e Cascina) sono gestiti dalla società «Oltreilmare». La protesta di Pisa, invece, è meno eclatante. Una delegazione di profughi va in Prefettura: «Si mangia male». A Ponsacco polizia, carabinieri e vigili urbani controllano e cercano la mediazione sotto il sole cocente. «Da quando siamo in Italia – un profugo usa l’applicazione sul suo smartphone per tradurre dal francese all’italiano il suo pensiero – non abbiamo mai visto un medico. Non abbiamo mai neppure fatto l’analisi del sangue». Però ha il cellulare di ultima generazione: mistero. Comunque la ‘protesta della forchetta’ pone problemi seri: dall’alimentazione alla salute. E qui si apre il fronte di chi gestisce le strutture e – pagato dallo Stato – dovrebbe rispettare gli standard minimi previsti dal bando pubblico. La «Oltreilmare» – fra Ponsacco e Cascina – ospita circa 130 profughi e ogni migrante è un ‘bancomat’ che frutta alla società 975 euro al mese.

«Basta farsi due conti – tuona Susanna Ceccardi, sindaco di Cascina – Da mesi denunciamo una mala gestione». Dall’altra parte però c’è una protesta, per certi versi, ingenua. Sostenere di: «volere soldi per comprarsi ciò che si vuole» o «di non dormire per colpa del caldo e delle zanzare» è francamente poco ‘digeribile’. La forze dell’ordine stanno vagliando le posizioni di alcuni ‘rivoltosi’, mentre il gestore respinge le accuse: «Noi? Rispettiamo la legge».

Saverio Bargagna

Gabriele Masiero