"Il peso delle scelte fatte dalla politica"

Giuseppe Chelli denuncia l'illegittimità dell'archiviazione dell'eccidio di San Miniato del 1944, sospettando motivazioni politiche legate alla guerra fredda e alla riappacificazione post-bellica. La verità rimane nascosta, causando ulteriore dolore alle vittime.

"Il peso delle scelte fatte dalla politica"

"Il peso delle scelte fatte dalla politica"

Giuseppe Chelli ricorda ancora: "L’archiviazione” scrive De Paolis, è illegittima perché non prevista da alcuna norma vigente" riferendosi a quella disposta nel 1960. "Quasi certamente l’archiviazione provvisoria non fu una decisione personale del dottor Santacroce – nota Chelli –, “Qualcuno” avvallò quella operazione per ragioni strettamente politiche. Erano i tempi della “guerra fredda” e le celebrazioni di centinaia di processi verso ufficiali e soldati, soprattutto tedeschi, avrebbe potuto compromettere i tentativi di riappacificazione tra stati vinti e vincitori specie nell’ottica di contrastare l’espansione dell’Unione Sovietica verso ovest". "E la Germania era lo stato che più di altri poteva fare da cuscinetto assieme alla Jugoslavia non strettamente allineata ai voleri di Stalin – prosegue l’analisi del superstite della strage –. Non va neppure sottovalutata la possibilità che degli Stati chiedessero conto all’Itala dei crimini che l’esercito italiano aveva compiuto nei territori invasi: i Balcani, la Grecia, le “terre irredente” furono teatro di atti criminali da parte di soldati italiani verso i civili di quei popoli". In questo scenario si colloca il fascicolo relativo all’eccidio del duomo di San Miniato del 22 luglio 1944 per cui la versione che si fosse trattato di una rappresaglia tedesca, come avevano sentenziato gli americani, rimase giuridicamente intatta. Una verità "cristallizata" dalla politica che ha aggiunto dolore ad uno strazio già immane.

C. B.